Gallerie Italiane: guida italiana dell' arte

AGUZZI Fabio  Milano, 1953.

Biografia:
Anno millenovecentocinquantatrè: Fabio Aguzzi nasce, sotto il segno d'acqua dei pesci, in una clinica di Milano, da Lino, impiegato di banca, e Assunta, casalinga in casa. A Vidigulfo, campagna pavese, Fabio conosce subito e gioca con tele, pennelli, colori: papà Lino è appassionato d'arte e pittore per hobby. La prima svolta è a otto anni. Fabio riceve in eredità una cassetta da pittore usata da un parente. "Con quei vecchi pennelli che avevano vissuto e raccontavano la vita e le emozioni di quell'anziano pittore dipinsi i miei primi ritratti e i miei primi paesaggi". Con l'approvazione del padre, espone i quadri in un bar di Pavia, ritrovo di pittori locali. Come credere che quei ritratti e quei paesaggi siano opera di un bambino? Ed ecco la sfida: Fabio nel retrobottega del bar impegnato a riprodurre fiori, sotto gli occhi critici dei pittori. La strada è ormai segnata, ci sono il liceo artistico e poi l'accademia di Brera. Ci sono la scultura con Alik Cavaliere e la pittura con Vincenzo Ferrari. E c'è, soprattutto, la vita in studio come assistente de Annibale Biglione, "io legato alla figurazione, lui un informale. Un artista che mi ha insegnato che una pennellata di troppo può rovinare tutto". Sono gli anni settanta. Fabio Aguzzi è insegnante e pittore. Arrivano le prime mostre. I suoi quadri si ispirano al surrealismo, passano attraverso l'iperrealismo americano, "con quei suoi disegni precisi, con le sue luci fredde". Ci sono poi i paesaggi lombardi, le nature morte, riviste alla maniera di Cotan, spagnolo del primo Seicento, e una lunga serie di ritratti e autoritratti che lo impongono all'attenzione di Ettore Gian Ferrari.Il millenovecentonovantuno è un anno fondamentale per Fabio Aguzzi, quello della seconda svolta. Stefano Contini, che ha letto le sue lettere e visto le foto delle sue opere, lo invita a Mestre. L'anno successivo Contini presenta il "suo" nuovo pittore nella galleria di Asiago. In mostra opere ispirate a Venezia, luogo sacro per Aguzzi, "la città dei tempi rallentati e grazie a questo vi si può cogliere l'atmosfera impastata di luce e tenue nebbia che vi colse Turner". Un ossessione, la luce, per il pittore di Vidigulfo: "Il tema vero del mio lavoro è la luce, il soggetto mi interessa, lo sviscero fino in fondo ma è anche un pretesto per usare la luce, per fare della pittura". Quella stessa luce la si ritrova nelle opere di Aguzzi esposte nelle mostre successive: nelle ceste - "che vedo come intreccio di sentimenti" - nelle poltrone, nei giocattoli, nei piccoli oggetti, dipinti per ritrovare i luoghi della fantasia.
Mercato: Nazionale
Prezzo: Da 20 a 40 milioni
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