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AGNETTI Vincenzo  Milano, 14 settembre 1926. Milano 2 settembre 1981

Biografia:
Vincenzo Agnetti nasce a Milano il 14/9/1926, si diploma a Brera, segue la Scuola del Piccolo Teatro. Li, appena ventenne, conosce Bruna Soletti, la donna che rimarrà sua compagna e collaboratrice per tutta la vita. Ancor giovanissimo inizia le prime esperienze artistiche nel campo della pittura informale e della poesia, di cui non è rimasta traccia se non nelle sue parole: "Quello che ho fatto, pensato e ascoltato l'ho dimenticato a memoria: è questo il primo documento autentico". Le prime esperienze, apparentemente perdute, alimentano infatti la profondità e lo spessore di un artista la cui produzione manifesta data poco più di un decennio, dal 1967 al 1981. Sono spunti, riflessioni, gesti pittorici e poetici che non abbiamo più, ma costituiscono oscuramente e metodicamente il percorso di un artista la cui produzione ricca e concentrata potrebbe sembrare esplosa improvvisamente. La cultura è l'apprendimento del dimenticare. Il concetto del dimenticato a memoria rappresenta e unifica la prima fase dell'opera e della vita di Agnetti, che ci è stata sottratta alla vista e all'udito ma che possiamo apprezzare come sottesa al suo percorso artistico. Sono infatti dimenticate a memoria tutte le esperienze più importanti della sua vita affettiva e lavorativa che emergono come risultanti artistiche di un processo occulto. Dalla fine degli anni '50 agli inizi degli anni '60 data la frequentazione di pochi amici tra cui Castellani, Manzoni: con essi condivide ideali, progetti e aspirazioni artistiche. Nel '62 parte per l'Argentina dove rimarrà fino al '67, lavorando nel campo dell'automazione elettronica. I rapporti con gli amici e il mondo artistico milanese rimangono affidati alle lettere. Quel periodo nel suo insieme io lo chiamavo liquidazionismo: nei casi migliori arte no. Arte no era il rifiuto di dipingere, era la presenza a costo della crisi psicologica, era la presa di coscienza, erano i viaggi, il lavoro basso, sordo, per una libertàvera, era essere rivolto verso nuovi orizzonti. Sono ancora anni di preparazione durante i quali Agnetti è coinvolto in un'operazione di scrittura massiccia e ponderosa. Nel '67 fa ritorno in Italia pronto per iniziare il suo lavoro artistico. Dal '67 il dimenticato a memoria, l'occultato, come abbiamo detto, diventa arte manifesta e di fatto la produzione artistica del nuovo corso della vita di Agnetti è spiegata e commentata con riferimenti precisi alla sua struttura e alla sua genesi, una specie di Archivio personale o, se si vuole, di rammentatore critico. Di nuovo a Milano riprende e intensifica l'amicizia con Vanni Sheiwiller, nata nel '58 quando aveva scritto il suo intervento per le "Tavole di Accertamento" di Piero Manzoni (l 962) e destinata a durare per più di venti anni. Nel 1968 inaugura con il romanzo "Obsoleto" la collana "Denarratori", di Sheiwiller appunto. Scritto tra il '63 d il '65, questo romanzo vuole essere il recupero di ciò che è caduto in disuso ed è annullato e in tal senso assume il significato di cerniera tra le due grandi fasi della sua vita. Questo segna l'inizio di un lavoro di riflessione sul linguaggio che travalica il discorso critico ed epistemologico per entrare nel dominio dell'arte. Intanto Agnetti è ripartito, prima in Norvegia e poi in Quatar, ormai le assenze sono più brevi ed egli è comunque entrato nel dominio della visibilità artistica, come testimoniano la sua ininterrotta produzione e le lettere all'amico Scheiwiller, pubblicate dallo stesso nel 1981.
Mercato: Nazionale
Prezzo: Da 10 a 20 milioni
Sito: http://www.vincenzoagnettiart.it
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