|  ome
si è avvicinato al mondo dell’arte e cosa l’
ha spinto a continuare in questa direzione?
Ai primi rudimenti tecnici di scuola, certamente crudo ed
impacciato cade il pennello per l’ansioso attrito e
mia madre, che più ama la bellezza delle cose va ad
utilizzare lenzuola logore e stinte; il falegname telai prepara
ed io con lei infilo chiodi di ruggine, sempre più
velocemente, sulla trama del tessuto, per aspettare, all’odore
della biacca diluita, l’essiccazione.
Felice ai miei occhi, che brillano, mi guarda finalmente nella
gioia del sogno della pittura.
Ora penso, ancora prima, a certi fogli di carta gialla d’alimento,
che tagliuzzata, contenendo poche lire di salsa conservata,
m’era supporto per farci assorbire l’inchiostro;
piano libero la figura stereotipa con un nuovo segno pieno
d’ombra su statiche sagome, incerte.
Un dotto cugino: deve studiare arte, ha avuto nove, il resto
così e così; va in città; in città
che spavento! possibile? ma sì che deve, c’è
la sorella sposata; può guardarlo.
Ed ogni mattina fogli arrotolati, sotto un braccio, percorrono
le strade murattiane al tentativo di arrivare col percorso
più breve.
Corri e percorri incertezze e certezze, con solo qualche lira,
per non chiedere una somma impossibile.
Molto è già esser lì, per aprire gli
occhi al cornicione di un barocco palazzo, una statua imperiale
o al pantano, che apre cerchi concentrici, alla goccia della
pioggia e le foglie son lucide al sole.
Il mare profuma sfumando la sua spuma nel lungomare, arriva,
mi spruzza; io lo tocco, mi piace.
Ecco entra in me il desiderio della bellezza mi avvicino al
mondo dell’arte; ritorna felice il chiodo arrugginito
nel telaio del vecchio lenzuolo.
E oggi mi spinge il non tradurre più sogni nelle mie
tele, ma il desiderio di esternare a voi ciò che mi
è sempre intorno, le cose bellissime che ho visto nel
silenzio e spazio che mi hanno accolto nel mondo, alla controra
dell’ultimo di luglio, quando le cicale della Murgia
sono sfinite e tacciono.
Crescendo fra braccia svelte ed amorose mi addormentavo al
Sole che allaga l’Ovest e mi svegliavo alle creme della
luce prepotente nuotando nell’Oceano, increspato di
grano asciutto, fra mandorli e ulivi.
Il Sole asciugava l’effimero ristoro d’acquazzone,
incantava le pietre, non mi stonava; captavo le novità
trasportate dal vento sul mio corpo.
Sulla spiaggia, mi inebria la mia bella famiglia:
| |
Il mare
lascia bolle al sole
L’aria
muove i tuoi capelli
Tre bimbi
al profumo di fumo
strillan
litigi di gioia
Agosto 1991
|
Non è stato necessario arrendersi alla fantasia o
ad ebbrezze artificiali, così ebbro: traduco l’esperienza
mia nella terra mia con lo spirito di creare quello che si
vede e non si vede, quello che si sente e non si sente nell’utopico
abbraccio di rose vellutate di spine. – Emozioni –
Cosa rappresenta per lei il paesaggio pugliese e
quanto questa terra influenza il suo lavoro?
Quando per irrequietezza e per saggezza guardo il panorama,
mi ancoro alla sicura possanza di una cattedrale romanica
in bianchi muri custodi di vite di lavoro sotto il sole rovente
e ghiaccio taglienti d’aria.
Il solco, il taglio, la crepa sono la materia ficcata in testa
dall’amore ardente, al suono di vibranti canzoni, al
passo veloce, deciso, sui rovi di una Murgia pietrosa, spinosa
d’asfodeli, viscida di muschio profumato, all’albore
del mattino di primavera o nelle macchie mediterranee di bassi
ginepri e nelle calde dune chiazzate di pruno o rosmarino
selvatico, mortella verdeggiante, che cresce.
Ma il vedere, il toccare, il sentire le cose della mia terra
sono le cose della mia vita, sono lo sprono per una sintesi
che vuole racchiudere tutto in un immedesimarsi nella natura
per offrirla nuova e piena di scatti, di tuffi voluttuosi,
di macchie sovrapposte su superfici ruvide di pulviscoli trasfigurati
e di ardite dissonanze, bivalenti fisionomie.
Dalla campagna, “ rus „ , alla città, “
urbs „ : piccoli centri storici con casette che sono
quadrati; quadrati che diventano rettangoli; rettangoli che
diventano trapezi; trapezi che diventano triangoli.
Una figura geometrica dopo l’altra, uguale, diversa,
più bassa, più alta, verticale, orizzontale;
incastrata irregolarmente in larghe strisce, scure, colorate,
anche chiara che diventa architettura, che trasmette emozioni
sensazionali, stimolazioni nervose, seduzioni di bellezza.
E’
la bellezza della natura e dell’architettura, che io
mi godo per farvela godere; è la bellezza che vi invito
a impossessarvi inglobandola con la mia pittura mediante un
sussulto, un brivido, l’ammirazione e che vi invito
a ri-crearvi per vivere della stessa emozione.
Questa è la risposta a questa domanda e in sintesi
son certo che la Puglia mi ha catturato, mi cattura e mi catturerà
sempre, perché sempre c’è in me il bisogno
di un progetto d’utilizzo per la configurazione di una
immagine, che nasce dal paesaggio della mia terra, servendomi
dei suoi registri appropriati, calibrati di volta in volta
per l’elaborazione di un punto, che non ha nulla di
un punto geografico, di un luogo fisico ma unicamente scelta
di campo della pittura come meravigliosa risultante o frutto
d’intreccio fra storia e immagine, nel desiderio di
ricucire il dialogo di un tempo interiore descritto e avvertito
sulla pelle, avviato già al momento di un chiodino
di ruggine o della carta gialla d’alimento.
Tutto nell’intento di chiarire il concetto dell’eternità.
E’ riuscito a distaccarsi dalla tradizione
figurativa grazie a geometrie che vantano un raro potere evocativo…
quali correnti artistiche e maestri hanno contribuito alla
sua formazione?
Dagli albori ho sempre desiderato distaccarmi dalle tradizionali
figurazioni, tento di approfondire quello che dico aiutandomi
di quanto solo alcuni critici hanno di me scritto:
«c’è nei suoi quadri un allontanarsi dal
tempo ciò che fino a trent’anni fa chiamavano
un superamento del naturalismo per la metafisica, nella creazione
di spazi che sono qualcosa di più di ciò che
vede la gente comune » (Raffaele De Grada, 1978).
Biasion è convinto che «la terra di Puglia, distesa
al sole che brucia, o misteriosamente chiusa nell’ombra
dei suoi vicoli, agli uomini d’oggi va raccontata in
modo diverso dal passato e Roccotelli assume facendoli subito
propri con copiosa sicurezza, modi che appartengono all’area
della cosiddetta “neo-figurazione„ » .
A Milano nel 1979 Renzo Fabiani parla di «giovane maestro
che cerca di “impaginare„ , nel tentativo di voler
fondere addirittura concetti rinascimentali ed elementi realistici
di tipo “cinque-seicentesco„ e evidenzia che l’ombra
di Caravaggio è accattivante più di quanto si
pensi; ovviamente con tutte le varianti e le conquiste tecniche
del passato».
Oggi Giorgio Segato intuisce che «l’obiettivo
dell’artista è quello di porsi in dialogo con
le più attuali tendenze dell’arte europea »
e conferma quanto l’amico Franco Solmi avvertiva nei
suoi lunghi e approfonditi scritti «liberata un’armoniosa
gestualità Roccotelli non intendeva allora, come non
intende oggi, semplicemente corrispondere ad una visione naturalistica,
ma farsi espressione di mai esaurite e imprevedibili scoperte
nel paesaggio dell’anima individuale e collettiva, traduzione
degli spazi e della natura che si manifestano in ciascuno
di noi con le forme “dell’enigma e del mistero„
, cui però gli artisti sanno sempre dare e rinnovare
il codice di comprensione e comunicazione», e Vittorio
Sgarbi: «La sua ricerca può anche apparire espressionisticamente
informale mentre in verità la sua sperimentazione consiste
nel superamento della figurazione attraverso l’ideazione
di geometrie immaginifiche di grande efficacia evocativa.
Nelle sue opere lo sguardo abbraccia tocchi di luminosità,
suggestioni paesaggistiche, immagini di colore, graffi e modulazioni
pittoriche che sono i segni di una fantasticheria lungo il
percorso di una rappresentazione non decorativistica anzi
depurata da una razionalità che rifugge le ridondanze
narrative».
Roccotelli
trova nella sua pittura l’esaltazione di una solarità
che ha indubbie radici pugliesi e Raffaele Nigro a tal uopo
rapporta i «campi incendiati di Van Gogh, le papaverate
di Monet e le prospettive arroventate di Matisse con le tele
incendiate di Michele Roccotelli, che scaglia adirato i pennelli
e lascia colare gli inchiostri sui fogli come si usa nei macelli
quando si scannano le bestie, Roccotelli vuotò i calamai
della fantasia e imbrattò i cieli, la terra, le campagne,
i colli. Inventa il mondo colorato».
Franco Corrado a riguardo di opere del ciclo “Paesaggi
della mia anima„ parla di « spaccato di un affascinante
lirismo che richiama le lezioni più alte di alcuni
maestri europei, da Wols a Mathieu, da Tapies ad Hartung,
oltre che dagli impressionisti astratti americani, i pittori
della “Grande Mela„ ».
Ma «…Roccotelli verifica il teorema che l’Arte
non è un bollettino meteorologico dello stato presente:
è se mai un Giano bifronte, che alla sapienza del reale
salda l’istinto “dell’altrimenti inespressibile„
e alla fine è nel “fare„ che mostra lo
scarto » (Vincenzo Ancona).
Sempre è la Murgia che si conforma come topos artistico-letterario,
come figura retorica che salda l’espressione poetica
con l’espressione artistico-visiva e con il sostrato
antropologico, che conferisce senso allo stesso “agire„
letterario e artistico.
Già dal 1990, a Roma, lo scrittore Alberto Bevilacqua
asseriva che:
«Roccotelli non si propone particolari vittorie; ma
piuttosto catture fulminee di scorci esistenziali, convinto
che solo dallo scorcio si può avere l’esatta
idea dell’insieme. In questa parola dipinta, più
che nei lunghi discorsi, nel grido che si staglia e si fonde
ad altri; provenienti da altre direzioni, in questo credere
che la vita è contemporaneità di eventi lapidari,
STA LA SUA MODERNITA’».
Lei è fortemente legato alla sua terra ma
questo non le impedisce, ovviamente, di collaborare proficuamente
a livello internazionale. Personalmente ritiene che il mercato
dell’arte italiano si possa già considerare europeo,
oppure, vi sono ancora differenze?
Il fatto che sono di Minervino Murge non mi è difficile
collaborare proficuamente a livello internazionale. Ormai
ci sono alcune gallerie straniere che operano con me da diverso
tempo; sono accreditate ed hanno lavorato seriamente anche
a livello pubblicitario, per cui il collezionista è
sempre più stimolato alla richiesta; il fruitore è
interessato a conoscere eventuali cambiamenti evolutivi.
Non so se il mio è un caso a parte, perché spesso
sento di fallimenti per mostre realizzate da artisti del mio
livello, ma i miei interventi personali a vernissage di mostre
individuali, collettive e performance sono sempre accolti
da galleristi, per non dire soprattutto dal pubblico.
Racconto un aneddoto per spiegare meglio quello che voglio
dire.
Un paio di decenni fa un famoso gallerista italiano Giorgio
Ghelfi mi organizza una personale a Celle nella Germania Settentrionale.
Il mio intervento personale alla manifestazione è indispensabile,
perché richiesto ed io sono accolto con tanta enfasi.
La città è molto bella e fresca contiene l’architettura
irregolare segnica, con motivi ornamentali decorativi che
poi hanno stimolato molto la fantasia per la realizzazione
di alcune composizioni d’urbe geometriche.
La bella gallerista Ute Halbach è sempre con me sorridente,
molto aperta e serena.
All’apertura molta gente osserva meravigliata i dipinti
esposti.
Noto subito alcuni barman che stappano bottiglie di ottimo
vino pugliese e le belle di Cerignola olive di nostrana qualità,
nonché alcune tartine decorate di delizie alimentari
di colore rosso, bianco e verde, evidente richiamo alla bandiera
nazionale italiana.
Che utilizzo preferisce fare della rete e come vive
il rapporto con gli utenti del suo sito?
L’informatica è un acquisto recente per quanto
riguarda le mie conoscenze formative.
L’utilizzo principale che ho appreso in campo informatico
è stata la consultazione di opere, eventi, mostre tramite
Internet, e di come tale rete possa essere adoperata per esporre
i propri contenuti artistici, progettando il mio sito personale
per corrispondere con galleristi, collezionisti, semplici
ammiratori tramite la posta elettronica.
Il rapporto con gli utenti del mio sito mi è molto
fruttuoso in quanto ho l’occasione di conoscere diversi
pareri ed opinioni sulle mie opere, pareri che a volte mi
lasciano perplesso e sinceramente meravigliato per i significati
reconditi che possono avere su persone con forma mentis e
personalità differenti.
Tramite posta elettronica ho modo inoltre di avere informazioni
in tempo reale sulle opere esposte nelle diverse gallerie,
sulla programmazione delle prossime mostre ed eventi, sulle
evoluzioni in campo artistico a livello internazionale.
Ormai viviamo in piena espansione digitale dove tutto, dalle
immagini ai suoni ai filmati può essere rappresentato
sotto forma di files e se penso che molte delle applicazioni
che adopero ormai come un qualsiasi elettrodomestico: macchina
fotografica digitale, scanner, stampante, il mio Pentium IV,
solo pochi anni fa neanche esistevano, non riesco neppure
a concepire cosa il futuro potrà riservarci ma le sue
eventuali ripercussioni certamente saranno evidenziate sul
mondo dell’Arte e sulla pittura in particolare.
Prossime mostre ed eventi?
La mia prossima mostra è per chi realmente mi vuole
nel mondo.
BIOGRAFIA
Nato a Minervino Murge nel ’46, ha studiato
fra Bari e Roma. S’è presto interessato alla
pittura e ha cominciato ad esporre nel ‘68. E’
presente, sotto invito, in prestigiose rassegne nazionali
e fiere d’arte come Arte Fiera di Bologna, Padova, Miarte
ed Expo-Arte di Bari dove, nell’82, ha partecipato a
Spazio Giovane, con segnalazione della Galleria Marescalchi
di Bologna. Ha anche esposto presso l’Ariete, sempre
presente nella Galleria Ghelfi di Verona e Montecatini.
Stringe amicizia con Franco Solmi, che lo presenta in cataloghi
e monografie, allestendo mostre in molte città italiane
ed estere.
Nell’88, ad Ottawa, l’Università e la Scuola
d’Arte canadesi gli organizzano una personale. Nel ‘95
espone grandi opere in Austria e in Svizzera.
Gli assessorati gli programmano mostre nel castello svevo
di Barletta nel ‘90, nella chiesa delle Monacelle ad
Ostuni nell’87 e in quella di S. Giorgeto a Verona.
Opera nel ‘97 con la soprintendenza per i beni Artistici
e Storici della Basilicata. E’ presente in Biennali
d’arte ed è stato più volte premiato.
Espone in permanenza in gallerie estere austriache e tedesche.
Nel ‘96, tiene una prestigiosa personale a Munchen.
Nel ‘99 l’assessorato alla Cultura della Regione
Campania ha patrocinato una sua mostra presso la Villa Campolieto
di Ercolano.
Fra le sue ultime personali all’estero ricordiamo l’Art
Miami Beach alla International Art Exposition e le opere sul
“Mediterraneo” esposte in occasione del Festival
del Cinema dell’Est a Cottbus. Tra il 2001 e il 2004
è presente in molte gallerie tedesche ed austriache,
mentre a Torino espone nella Galleria Arteincornice nel maggio
2004.
|