Intervista con Michele Roccotelli

ome si è avvicinato al mondo dell’arte e cosa l’ ha spinto a continuare in questa direzione?

Ai primi rudimenti tecnici di scuola, certamente crudo ed impacciato cade il pennello per l’ansioso attrito e mia madre, che più ama la bellezza delle cose va ad utilizzare lenzuola logore e stinte; il falegname telai prepara ed io con lei infilo chiodi di ruggine, sempre più velocemente, sulla trama del tessuto, per aspettare, all’odore della biacca diluita, l’essiccazione.
Felice ai miei occhi, che brillano, mi guarda finalmente nella gioia del sogno della pittura.
Ora penso, ancora prima, a certi fogli di carta gialla d’alimento, che tagliuzzata, contenendo poche lire di salsa conservata, m’era supporto per farci assorbire l’inchiostro; piano libero la figura stereotipa con un nuovo segno pieno d’ombra su statiche sagome, incerte.
Un dotto cugino: deve studiare arte, ha avuto nove, il resto così e così; va in città; in città che spavento! possibile? ma sì che deve, c’è la sorella sposata; può guardarlo.
Ed ogni mattina fogli arrotolati, sotto un braccio, percorrono le strade murattiane al tentativo di arrivare col percorso più breve.
Corri e percorri incertezze e certezze, con solo qualche lira, per non chiedere una somma impossibile.
Molto è già esser lì, per aprire gli occhi al cornicione di un barocco palazzo, una statua imperiale o al pantano, che apre cerchi concentrici, alla goccia della pioggia e le foglie son lucide al sole.
Il mare profuma sfumando la sua spuma nel lungomare, arriva, mi spruzza; io lo tocco, mi piace.
Ecco entra in me il desiderio della bellezza mi avvicino al mondo dell’arte; ritorna felice il chiodo arrugginito nel telaio del vecchio lenzuolo.
E oggi mi spinge il non tradurre più sogni nelle mie tele, ma il desiderio di esternare a voi ciò che mi è sempre intorno, le cose bellissime che ho visto nel silenzio e spazio che mi hanno accolto nel mondo, alla controra dell’ultimo di luglio, quando le cicale della Murgia sono sfinite e tacciono.
Crescendo fra braccia svelte ed amorose mi addormentavo al Sole che allaga l’Ovest e mi svegliavo alle creme della luce prepotente nuotando nell’Oceano, increspato di grano asciutto, fra mandorli e ulivi.
Il Sole asciugava l’effimero ristoro d’acquazzone, incantava le pietre, non mi stonava; captavo le novità trasportate dal vento sul mio corpo.
Sulla spiaggia, mi inebria la mia bella famiglia:

Il mare
lascia bolle al sole
L’aria
muove i tuoi capelli
Tre bimbi
al profumo di fumo
strillan
litigi di gioia

Agosto 1991

Non è stato necessario arrendersi alla fantasia o ad ebbrezze artificiali, così ebbro: traduco l’esperienza mia nella terra mia con lo spirito di creare quello che si vede e non si vede, quello che si sente e non si sente nell’utopico abbraccio di rose vellutate di spine. – Emozioni –

Cosa rappresenta per lei il paesaggio pugliese e quanto questa terra influenza il suo lavoro?

Quando per irrequietezza e per saggezza guardo il panorama, mi ancoro alla sicura possanza di una cattedrale romanica in bianchi muri custodi di vite di lavoro sotto il sole rovente e ghiaccio taglienti d’aria.
Il solco, il taglio, la crepa sono la materia ficcata in testa dall’amore ardente, al suono di vibranti canzoni, al passo veloce, deciso, sui rovi di una Murgia pietrosa, spinosa d’asfodeli, viscida di muschio profumato, all’albore del mattino di primavera o nelle macchie mediterranee di bassi ginepri e nelle calde dune chiazzate di pruno o rosmarino selvatico, mortella verdeggiante, che cresce.
Ma il vedere, il toccare, il sentire le cose della mia terra sono le cose della mia vita, sono lo sprono per una sintesi che vuole racchiudere tutto in un immedesimarsi nella natura per offrirla nuova e piena di scatti, di tuffi voluttuosi, di macchie sovrapposte su superfici ruvide di pulviscoli trasfigurati e di ardite dissonanze, bivalenti fisionomie.
Dalla campagna, “ rus „ , alla città, “ urbs „ : piccoli centri storici con casette che sono quadrati; quadrati che diventano rettangoli; rettangoli che diventano trapezi; trapezi che diventano triangoli.
Una figura geometrica dopo l’altra, uguale, diversa, più bassa, più alta, verticale, orizzontale; incastrata irregolarmente in larghe strisce, scure, colorate, anche chiara che diventa architettura, che trasmette emozioni sensazionali, stimolazioni nervose, seduzioni di bellezza.
E’ la bellezza della natura e dell’architettura, che io mi godo per farvela godere; è la bellezza che vi invito a impossessarvi inglobandola con la mia pittura mediante un sussulto, un brivido, l’ammirazione e che vi invito a ri-crearvi per vivere della stessa emozione.
Questa è la risposta a questa domanda e in sintesi son certo che la Puglia mi ha catturato, mi cattura e mi catturerà sempre, perché sempre c’è in me il bisogno di un progetto d’utilizzo per la configurazione di una immagine, che nasce dal paesaggio della mia terra, servendomi dei suoi registri appropriati, calibrati di volta in volta per l’elaborazione di un punto, che non ha nulla di un punto geografico, di un luogo fisico ma unicamente scelta di campo della pittura come meravigliosa risultante o frutto d’intreccio fra storia e immagine, nel desiderio di ricucire il dialogo di un tempo interiore descritto e avvertito sulla pelle, avviato già al momento di un chiodino di ruggine o della carta gialla d’alimento.
Tutto nell’intento di chiarire il concetto dell’eternità.

E’ riuscito a distaccarsi dalla tradizione figurativa grazie a geometrie che vantano un raro potere evocativo… quali correnti artistiche e maestri hanno contribuito alla sua formazione?

Dagli albori ho sempre desiderato distaccarmi dalle tradizionali figurazioni, tento di approfondire quello che dico aiutandomi di quanto solo alcuni critici hanno di me scritto:
«c’è nei suoi quadri un allontanarsi dal tempo ciò che fino a trent’anni fa chiamavano un superamento del naturalismo per la metafisica, nella creazione di spazi che sono qualcosa di più di ciò che vede la gente comune » (Raffaele De Grada, 1978).
Biasion è convinto che «la terra di Puglia, distesa al sole che brucia, o misteriosamente chiusa nell’ombra dei suoi vicoli, agli uomini d’oggi va raccontata in modo diverso dal passato e Roccotelli assume facendoli subito propri con copiosa sicurezza, modi che appartengono all’area della cosiddetta “neo-figurazione„ » .
A Milano nel 1979 Renzo Fabiani parla di «giovane maestro che cerca di “impaginare„ , nel tentativo di voler fondere addirittura concetti rinascimentali ed elementi realistici di tipo “cinque-seicentesco„ e evidenzia che l’ombra di Caravaggio è accattivante più di quanto si pensi; ovviamente con tutte le varianti e le conquiste tecniche del passato».
Oggi Giorgio Segato intuisce che «l’obiettivo dell’artista è quello di porsi in dialogo con le più attuali tendenze dell’arte europea » e conferma quanto l’amico Franco Solmi avvertiva nei suoi lunghi e approfonditi scritti «liberata un’armoniosa gestualità Roccotelli non intendeva allora, come non intende oggi, semplicemente corrispondere ad una visione naturalistica, ma farsi espressione di mai esaurite e imprevedibili scoperte nel paesaggio dell’anima individuale e collettiva, traduzione degli spazi e della natura che si manifestano in ciascuno di noi con le forme “dell’enigma e del mistero„ , cui però gli artisti sanno sempre dare e rinnovare il codice di comprensione e comunicazione», e Vittorio Sgarbi: «La sua ricerca può anche apparire espressionisticamente informale mentre in verità la sua sperimentazione consiste nel superamento della figurazione attraverso l’ideazione di geometrie immaginifiche di grande efficacia evocativa. Nelle sue opere lo sguardo abbraccia tocchi di luminosità, suggestioni paesaggistiche, immagini di colore, graffi e modulazioni pittoriche che sono i segni di una fantasticheria lungo il percorso di una rappresentazione non decorativistica anzi depurata da una razionalità che rifugge le ridondanze narrative».
Roccotelli trova nella sua pittura l’esaltazione di una solarità che ha indubbie radici pugliesi e Raffaele Nigro a tal uopo rapporta i «campi incendiati di Van Gogh, le papaverate di Monet e le prospettive arroventate di Matisse con le tele incendiate di Michele Roccotelli, che scaglia adirato i pennelli e lascia colare gli inchiostri sui fogli come si usa nei macelli quando si scannano le bestie, Roccotelli vuotò i calamai della fantasia e imbrattò i cieli, la terra, le campagne, i colli. Inventa il mondo colorato».
Franco Corrado a riguardo di opere del ciclo “Paesaggi della mia anima„ parla di « spaccato di un affascinante lirismo che richiama le lezioni più alte di alcuni maestri europei, da Wols a Mathieu, da Tapies ad Hartung, oltre che dagli impressionisti astratti americani, i pittori della “Grande Mela„ ».
Ma «…Roccotelli verifica il teorema che l’Arte non è un bollettino meteorologico dello stato presente:
è se mai un Giano bifronte, che alla sapienza del reale salda l’istinto “dell’altrimenti inespressibile„ e alla fine è nel “fare„ che mostra lo scarto » (Vincenzo Ancona).
Sempre è la Murgia che si conforma come topos artistico-letterario, come figura retorica che salda l’espressione poetica con l’espressione artistico-visiva e con il sostrato antropologico, che conferisce senso allo stesso “agire„ letterario e artistico.
Già dal 1990, a Roma, lo scrittore Alberto Bevilacqua asseriva che:
«Roccotelli non si propone particolari vittorie; ma piuttosto catture fulminee di scorci esistenziali, convinto che solo dallo scorcio si può avere l’esatta idea dell’insieme. In questa parola dipinta, più che nei lunghi discorsi, nel grido che si staglia e si fonde ad altri; provenienti da altre direzioni, in questo credere che la vita è contemporaneità di eventi lapidari, STA LA SUA MODERNITA’».

Lei è fortemente legato alla sua terra ma questo non le impedisce, ovviamente, di collaborare proficuamente a livello internazionale. Personalmente ritiene che il mercato dell’arte italiano si possa già considerare europeo, oppure, vi sono ancora differenze?

Il fatto che sono di Minervino Murge non mi è difficile collaborare proficuamente a livello internazionale. Ormai ci sono alcune gallerie straniere che operano con me da diverso tempo; sono accreditate ed hanno lavorato seriamente anche a livello pubblicitario, per cui il collezionista è sempre più stimolato alla richiesta; il fruitore è interessato a conoscere eventuali cambiamenti evolutivi.
Non so se il mio è un caso a parte, perché spesso sento di fallimenti per mostre realizzate da artisti del mio livello, ma i miei interventi personali a vernissage di mostre individuali, collettive e performance sono sempre accolti da galleristi, per non dire soprattutto dal pubblico.
Racconto un aneddoto per spiegare meglio quello che voglio dire.
Un paio di decenni fa un famoso gallerista italiano Giorgio Ghelfi mi organizza una personale a Celle nella Germania Settentrionale.
Il mio intervento personale alla manifestazione è indispensabile, perché richiesto ed io sono accolto con tanta enfasi.
La città è molto bella e fresca contiene l’architettura irregolare segnica, con motivi ornamentali decorativi che poi hanno stimolato molto la fantasia per la realizzazione di alcune composizioni d’urbe geometriche.
La bella gallerista Ute Halbach è sempre con me sorridente, molto aperta e serena.
All’apertura molta gente osserva meravigliata i dipinti esposti.
Noto subito alcuni barman che stappano bottiglie di ottimo vino pugliese e le belle di Cerignola olive di nostrana qualità, nonché alcune tartine decorate di delizie alimentari di colore rosso, bianco e verde, evidente richiamo alla bandiera nazionale italiana.

Che utilizzo preferisce fare della rete e come vive il rapporto con gli utenti del suo sito?

L’informatica è un acquisto recente per quanto riguarda le mie conoscenze formative.
L’utilizzo principale che ho appreso in campo informatico è stata la consultazione di opere, eventi, mostre tramite Internet, e di come tale rete possa essere adoperata per esporre i propri contenuti artistici, progettando il mio sito personale per corrispondere con galleristi, collezionisti, semplici ammiratori tramite la posta elettronica.
Il rapporto con gli utenti del mio sito mi è molto fruttuoso in quanto ho l’occasione di conoscere diversi pareri ed opinioni sulle mie opere, pareri che a volte mi lasciano perplesso e sinceramente meravigliato per i significati reconditi che possono avere su persone con forma mentis e personalità differenti.
Tramite posta elettronica ho modo inoltre di avere informazioni in tempo reale sulle opere esposte nelle diverse gallerie, sulla programmazione delle prossime mostre ed eventi, sulle evoluzioni in campo artistico a livello internazionale.
Ormai viviamo in piena espansione digitale dove tutto, dalle immagini ai suoni ai filmati può essere rappresentato sotto forma di files e se penso che molte delle applicazioni che adopero ormai come un qualsiasi elettrodomestico: macchina fotografica digitale, scanner, stampante, il mio Pentium IV, solo pochi anni fa neanche esistevano, non riesco neppure a concepire cosa il futuro potrà riservarci ma le sue eventuali ripercussioni certamente saranno evidenziate sul mondo dell’Arte e sulla pittura in particolare.

Prossime mostre ed eventi?
La mia prossima mostra è per chi realmente mi vuole nel mondo.


BIOGRAFIA
Nato a Minervino Murge nel ’46, ha studiato fra Bari e Roma. S’è presto interessato alla pittura e ha cominciato ad esporre nel ‘68. E’ presente, sotto invito, in prestigiose rassegne nazionali e fiere d’arte come Arte Fiera di Bologna, Padova, Miarte ed Expo-Arte di Bari dove, nell’82, ha partecipato a Spazio Giovane, con segnalazione della Galleria Marescalchi di Bologna. Ha anche esposto presso l’Ariete, sempre presente nella Galleria Ghelfi di Verona e Montecatini.
Stringe amicizia con Franco Solmi, che lo presenta in cataloghi e monografie, allestendo mostre in molte città italiane ed estere.
Nell’88, ad Ottawa, l’Università e la Scuola d’Arte canadesi gli organizzano una personale. Nel ‘95 espone grandi opere in Austria e in Svizzera.
Gli assessorati gli programmano mostre nel castello svevo di Barletta nel ‘90, nella chiesa delle Monacelle ad Ostuni nell’87 e in quella di S. Giorgeto a Verona. Opera nel ‘97 con la soprintendenza per i beni Artistici e Storici della Basilicata. E’ presente in Biennali d’arte ed è stato più volte premiato.
Espone in permanenza in gallerie estere austriache e tedesche. Nel ‘96, tiene una prestigiosa personale a Munchen.
Nel ‘99 l’assessorato alla Cultura della Regione Campania ha patrocinato una sua mostra presso la Villa Campolieto di Ercolano.
Fra le sue ultime personali all’estero ricordiamo l’Art Miami Beach alla International Art Exposition e le opere sul “Mediterraneo” esposte in occasione del Festival del Cinema dell’Est a Cottbus. Tra il 2001 e il 2004 è presente in molte gallerie tedesche ed austriache, mentre a Torino espone nella Galleria Arteincornice nel maggio 2004.