Intervista con Michelangelo Galliani

ichelangelo Galliani è nato nel 1975 a Montecchio Emilia (Re) dove vive e lavora. Ha iniziato ad esporre appena ventenne. Nel 1998 la Galleria B&B di Mantova gli ha dedicato una mostra monografica. Si sono interessati di lui, tra gli altri, i critici Alessandro Riva, Maurizio Sciaccaluga, Claudio Spadoni, Raffalla Iannella..
Michelangelo scolpisce il marmo ricercando nuove forme di vita: celebri sono le sue Metamorfosi, dove la figura umana si mescola con forme animali.
La sua produzione sa infatti perfettamente coniugare la classicità della tecnica con le allusioni ad un presente inquietante.
Ecco allora che l'approccio alla sua opera non può ignorare i riferimenti ad una natura sempre più manipolata, dove l'identità dell'¹essere è sempre più in crisi. In uno scenario sospeso tra mitologia e fantascienza, ecco allora affacciarsi l'inquietante spettro della clonazione e dello smembramento del corpo umano, sempre più oggetto e sempre meno soggetto della scienza.



"Michelangelo Galliani scolpisce il marmo creando nuove forme di vita…" ricorre spesso questa affermazione nei testi biografici e critici che ti riguardano. Come è nata questa passione per il marmo e quali sono le peculiarità di questo materiale che ti hanno attratto?

La scultura crea più precisamente forme di vita diverse dal concetto di vita biologica che ci appartiene, vivono una dimensione parallela. Il fatto stesso di non morire e sopravvivere alla vita stessa di chi le ha create e di chi le ha viste è una cosa affascinante ma al tempo stesso inquietante.
La passione per il marmo nasce casualmente,abitavo dietro il laboratorio di un vecchio marmista che dopo la morte aveva lasciato l'attività alla moglie, lui era di Carrara e lei del mio paese.
Lei mi diede il primo blocco di marmo sul quale io cominciai con attrezzature rudimentali e approssimative la prima scultura in marmo. Iniziò in questo modo il ciclo delle isole.
Credo che spiegare il perché prediligo il marmo piuttosto che altri materiali sia abbastanza difficile posso solo dirvi che sono attratto dalla purezza, dal candore, dalla durezza stessa, dal tempo necessario per ogni opera e dall'incredulità che mi accompagna ogni volta che osservo un'opera finita, come se in fondo quello che sarà è un segreto ben conservato all'interno del blocco , che ti tiene i scacco fino all'ultimo non concedendoti mai il controllo totale del suo destino.

Dal 1996 ad oggi, le tematiche sono variate ma non sostanzialmente. Ritorna spesso il tema della scienza applicata tra metamorfosi, genetica e clonazione. Medical Sculpture è l'ultima di queste fasi realizzate.
Cosa provi in questo particolare periodo di transizione che vede l'uomo sempre più oggetto e non soggetto della scienza? Ti senti oppresso da questa situazione in prima persona?

Posso dire che il mio lavoro ha subito una evoluzione inevitabile e le varie tematiche si sono trasformate in altre pur conservando uno stesso comune denominatore .
Forse l'unico ciclo di opere più distante dagli altri sono le "Isole", ma si trattò del primissimo lavoro e pensandoci bene aveva degli elementi fondamentali anche per i lavori successivi come l'acqua e l'acciaio.
Io sono sempre stato affascinato dalla scienza in generale e più precisamente dalla medicina, dalla astronomia e dalla paleontologia.
Il tempo che noi viviamo può influire in maniera più o meno incisiva sul nostro lavoro e non posso negare che alcune delle mie opere non ne abbiano risentito, ma quello che veramente mi affascina è la curiosità, lo scoprire cosa ce oltre quello che possiamo vedere sulla superficie e continuale addentrandoci sempre di più fino ai tessuti, le proteine, le mappe genetiche e la possibilità inquietante di unirli per dar vita a nuove forme di vita.Se ci pensiamo bene quello che amo veramente ha origini più antiche che arrivano fino a Leonardo e a tutta la scuola di anatomia che ne segue.


I volti da te realizzati suscitano curiosità dato che solitamente appaiono "incompiuti" essendo parte di essi ancora incastonata nel marmo. Desideri manifestare in questo modo la mutevolezza della materia?

Se suscitano curiosità lo scopo è raggiunto; nel senso che ho sempre osservato come fossero molto più affascinanti e misteriose solo alcune parti anatomiche piuttosto che figure intere estremamente dichiarate ed esplicite.
Credo anche che questo modo di lavorare renda chi osserva l'opera più partecipe e più stimolato nel poter immaginare forme diverse anche da quelle che avrei pensato io all'interno delle parti informi.
Fondamentalmente non amo assolutamente svelare così esplicitamente le opere, voglio che si cerchi quello che c'è dietro, all'interno.

In "Marmo in vitro" invece, le sculture sono immerse in una sorta di liquido amniotico. Il materiale perde in questa occasione la sua candida caratteristica ed assume una particolare e fittizia colorazione giallognola.
Ripeterai questa esperienza oppure nel trasformare il marmo hai provato una sorta di tangibile distacco dall'Opera creata? Avverti la "snaturalizzazione" della materia prima da te così frequentemente manipolata?


"Marmo in Vitro" è uno dei cicli di opere, mai chiuso, che amo di più.
Il risultato formale e cromatico è esattamente quello che volevo ottenere, non c'è nessun rimpianto per aver perso la cromia originale del marmo perché quest'ultima e assolutamente sacrificabile al concetto dell'opera.
La colorazione giallastra è voluta e mima fedelmente la "formalina", che è il liquido in cui venivano e vengono tuttora conservati embrioni umani e animali, animali stessi o parti anatomiche diverse.
Credo che la cromia diversa non impedisca di capire che le sculture siano in marmo e se ci pensiamo bene il nostro concetto di marmo assolutamente candido è abbastanza recente; anticamente era prassi comune tingere i marmi di vari colori.
Il vetro e l'acqua al suo interno suscitano un forte senso di distacco che amo molto e che cerco sempre di infondere nelle mie opere, come se l'osservatore sentisse un forte senso di inavvicinabilità nel guardare le opere.
Le mie opere non sono da toccare e prediligono un punto di vista privilegiato di osservazione.

Manifesti le contraddizioni della scienza, ma qual'è il tuo rapporto con la tecnologia? In particolare, internet è un mezzo di comunicazione da te utilizzato?

Sono affascinato dalla tecnologia ma non ne sono appassionato, non uso quasi mai Internet, è troppo lento e noioso, preferisco la polvere del mio studio.

In alcune occasioni ti abbiamo visto collaborare con Omar Galliani; dal punto di vista artistico come si è svolta la collaborazione? Quali difficoltà avete dovuto affrontare prima di giungere ad una sintonia lavorativa?

Il rapporto e la collaborazione artistica con mio padre sono sempre stati ottimi, lavoriamo a stretto contatto pur facendo lavori formalmente e concettualmente diversi.
Sono stato seguito molto sin dall'inizio del mio lavoro da lui e credo che questo sia stato un grande vantaggio per me dato che lo ritengo una persona di grande gusto estetico e di grande intelligenza creativa.
Imparare a "vedere" è fondamentale nell'arte ma anche nella vita, lui me lo ha insegnato.

Prossimi progetti e mostre che puoi rivelare agli utenti di GI?

Ho chiuso a fine luglio di quest'anno una grossa personale a Fano, in questo momento sto lavorando ad alcuni progetti che andranno in collezioni private e al tempo stesso per la fiera di Bologna; la galleria Bonelli arte contemporanea di Mantova, che è la galleria che mi rappresenta, nella nuova sede ospiterà una nuova mostra costituita da una serie di opere provenienti dalla mostra di Fano ed alcune opere nuove.