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in corso da The Flat-Massimo Carasi, una personale di
Greta Frau dal titolo “C.199 / fare
(sparire) una trancia…”; abbiamo avvicinato
la protagonista di questa mostra, la Trancia C.199 e le abbiamo
rivolto alcune domande…
Cosa accade in questo momento, perché desidera
sparire o piuttosto perché, deve sparire?
Sparire? Ma no, no! Non ci credere, non può succedere.
Greta non mi farebbe mai un simile torto. Mi vuole troppo
bene, anche più delle altre, perché sono speciale!
Nessuna trancia sta in cinque tavole come me. Sono stata riciclata
e rivoltata, è stato invertito l’ordine in cui
sono stata dipinta, questo è vero, ma non c’è
stato alcun maltrattamento e io non mi sento sminuita o vilipesa.
Se continui ad osservarmi da sinistra a destra, perdo corpo,
divento trasparente fino a che mi scarnifico tutta. Mi spoglio
ma non sparisco affatto, vedi, faccio apparire l’essenza
che le altre compagne tengono nascosta, lo scheletro, il mio
disegno!
Le Trance sono i soggetti che in modo quasi perpetuo,
ricorrono nelle opere di Greta Frau, ma a chi appartengono
questi volti frontali ed immobili?
Noi siamo tutte ragazze vere, con la carne e con le ossa,
non è un mistero per nessuno. Dovunque siamo portiamo
i nostri distintivi, in mano o in spalla, così da essere
prontamente riconoscibili. Se tu vedi una ragazza col ritratto
da scolaretta in mano è come se lei ti dicesse: non
mi chiedere chi sono, sono una signorina missionaria e appartengo
alla Classe delle Trance, sono una Trancia e predico Bellezza.
…Immobili hai detto? (ride)… ma se non facciamo
altro che scorrazzare da una parte all’altra, destra
e sinistra, avanti e indietro, come delle invasate!!!
Arriviamo all’ideale di cui le Trance sono
l’espressione tangibile…” Tutto è
bello. Fate”...ideale non solo estetico ma anche etico
e conoscitivo…
Sì, certo, Greta è una vera filosofa, la filosofa
più breve che sia mai esistita. Basta imparare questa
breve frasetta e tutto diventa improvvisamente chiaro. E non
si tratta di un ideale, le cose stanno così com’è
scritto. Se adotti questo principio non avrai più ansie
né paure. Noi non possiamo sbagliare, abbiamo una fede
assoluta in queste quattro parole e siamo felici. E non c’è
niente da spiegare. Che Bello no?
Greta Frau non partecipa all’inaugurazione
delle mostre e non appare in pubblico eppure, si ha quasi
l’impressione di conoscerla…erroneamente ho più
volte identificato il suo volto con quello delle Trance, come
se fossero la sua proiezione…
Tutte noi condividiamo con Greta la gioia di essere belle.
Le tue impressioni non sono né giuste né sbagliate:
fai un po’ di confusione, ma è normale. Allegre,
libere e con la faccia in ordine, il trillo delle nostre voci
riempie le strade e rintrona l’universo. Camminiamo!
Belle! Quindicenni!
Come è nato il rapporto con Massimo Carasi,
se non erro, è dal 2000 che collabora con questa Galleria…
Ti riferisci a M.52? E’ una missionaria davvero infaticabile,
ma soprattutto una tenera amica. Assieme ad A.31 e D.32, dolcissime
compagne, ha fatto un lavoro mica da niente per la Classe.
Regna un’allegra armonia fra noi. Ci piace molto starcene
tutte assieme a predicare dal quinto piano, nella galleria
più alta di Milano.
Quale rapporto avete instaurato con internet, dimensione
in cui è possibile esprimersi e divulgare informazioni
senza dover essere fisicamente presenti?
Tutte le strade sono belle e su tutte predichiamo Bellezza.
Ho visto Greta passare ore ed ore col suo centrino in grembo.
E non solo per scaldarsi le ginocchia.
Prossime mostre ed eventi?
Noi ragazze ci trovi un po’ ovunque ormai, siamo dappertutto
e per sempre! Nel sonno, con gli occhi bene aperti, noi corriamo
per il mondo. Allegre e senza pensieri, come farfalle o gagliardetti
in festa.
Andiamo! Vieni anche tu con noi! Andiamo domani a stanare
le bollenti operaie dalle tintorie! Bellezza! Bellezza! Bellezza!
Chi è veramente Greta Frau?
Impossibile rispondere, visto che l'artista rifiuta di apparire
in pubblico e di presenziare all'inaugurazione delle proprie
mostre, e che è quasi impossibile ottenere un colloquio
con lei.
Nata a Colonia nel 1942 (secondo altri, nel 1952 o nel 1962),
un passato di ricercatrice in microbiologia alle spalle, dopo
che un incidente d'auto avvenuto in Sardegna la priva dell'uso
delle gambe decide di trattenersi nell'isola, e qui scopre
la propria vocazione pittorica.
I suoi dipinti rappresentano volti femminili frontali e immobili,
dalla grazia malinconica e non di rado inquietante, dalle
fattezze acutamente caratterizzate e al tempo stesso tutte
vagamente simili, perché passate al vaglio di una sorta
di canone formale idealizzante, lo Stereotipo Frauiano: paradossale
procedura che assimilando singolarità e molteplicità,
individuale e universale, diviene metafora di un'identità
fattasi sempre più sfuggente nella ripetizione e nella
mutazione.
Creatrice di una pittura di algida perfezione classica, Frau
è sostenitrice, con fervore da predicatore laico, di
una filosofia della Bellezza intesa non solo come ideale estetico
ma come ideale etico e conoscitivo, riassumibile nel suo slogan
preferito: " Tutto è bello. Fate."
Una visione che affida ad aforismi, poesie, prediche e a un'intensa
corrispondenza con quanti, affascinati dalla sua personalità,
si rivolgono a lei.
Nella sua crociata in difesa della Bellezza, le sono vicine
le sue antiche compagne di scuola, chiamate "trance"
(da " trance", nel senso di fenomeno paranormale
di dissociazione della personalità o di estasi mistica,
ma anche da "trans", prefisso indicante attraversamento
e metamorfosi).
A loro l'artista dedica una serie di ritratti, androgini e
glaciali, dipinti con lo stile levigato dei quadri accademici
ottocenteschi.
Le "trance", composte nella loro divisa dal colletto
bianco, i capelli spartiti sulla fronte, mostrano tratti fra
loro stranamente simili, nei quali affiorano inspiegabili
somiglianze con persone - uomini e donne - attualmente vicine
a Frau, e, numerate progressivamente, sembrano quasi contrassegni
di una nuova setta, oltre tutto, misteriosamente, in continua
crescita.
Nella pittura di Frau si rispecchia dunque la condizione contraddittoria
dell'artista, che sottraendoci la sua presenza si afferma
come rete di rapporti, di messaggi, di atti. Di che cosa vive
infatti Greta?
Di interpretazioni, di racconti singolari e collettivi che
germogliano intorno e accanto alla sua persona, che si ramificano
intorno a lei in modo imprevedibile, creando un mix inquietante
di arte e biografia, creatività e vissuto.
Giuliana Altea - Marco Magnani
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