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Lombardi, pittore e scrittore, nasce nel 1958 a Meldola, in
provincia di Forlì, dove vive e lavora. Si è
diplomato al Liceo Classico di Forlì e all'Accademia
di Belle Arti di Bologna. Da anni svolge un'intensa attività
espositiva in Italia e all'estero, accompagnata da un approfondito
lavoro di ricerca sullo statuto dell'immagine. Dopo l'esordio
a Ferrara nel 1979, espone a Bologna (1984-1985, Galleria
Mascarella), Ravenna (1987-1989, Galleria Il Patio), Milano
(1992-1993-1994, Spazio Noa), Rimini (Museo). Tra le mostre
più importanti vi sono le tre recenti antologiche a
Bologna (1997, Galleria delle Arti), a Montpellier (1999,
Galerie Wimmer) e a Meldola (2002, Chiesina Ospedale, Premio
Nella Versari, V Edizione), la personale alla Galleria Forni
di Milano nel 2000 e di Bologna nel 2002. Numerosi critici
di rilevanza nazionale (Marco Goldin, Nicola Micieli, Michele
Loffredo, Alessandro Riva, Claudio Spadoni) lo invitano dal
1984 a importanti rassegne collettive, premi, collezioni ufficiali
e Fiere d'Arte Contemporanea. Fra queste si possono ricordare
la recente "Sui Generis" (PAC, Milano 2000), la
"Biennale Giovani" (GAM, Bologna, 1985), "Tendencies"
(Barcellona, 1985), "I° Biennale dell'Emilia Romagna"
(Bologna, 1993), "Biennale Romagnola" (Cesena, 1995,
3° Premio), "Biennale della Figurazione Fantastica"
(Poppi-Arezzo, 1997). Viene invitato due volte a partecipare
al "Premio Campigna" (Santa Sofia-Forlì,
1987-1990) e numerose altre mostre a Venezia, New York, Sofia,
St.Etienne, Honfleur, Treviso, Conegliano Veneto. Il nuovo
Museo di Conegliano Veneto e la Pinacoteca di Forlì
possiedono una sua opera. Il lavoro è accompagnato
da un'ampia rassegna stampa, con articoli e recensioni in
alcune delle maggiori riviste specializzate italiane (vedi
il recente "Alle radici del Silenzio" di Alessandro
Riva, ARTE Mondadori, Aprile 2002. Intensa è la sua
collaborazione con alcuni tra i maggiori pensatori e scrittori
suoi contemporanei (Rocco Ronchi, Fulvio Abbate, Umberto Fiori,
Silvia Lagorio solo per citarne alcuni).
Le sue opere, mirano ad estrapolare dal paesaggio reale
le infinite contraddizioni che in esso permangono. La sua
sembra però
essere una visone distaccata, da osservatore che suggerisce
al di sopra delle parti.
Come è giunto a questa visione del reale?
Così com'è formulata questa domanda presuppone
cose che non possono essere in alcun modo presupposte senza
cadere nel pregiudizio. Non esiste, infatti, un "paesaggio
reale" paradigmatico al cui confronto il mio paesaggio
può sembrare strano e fatto di contraddizioni. La "realtà"
è, almeno per l'uomo, sempre codice e interpretazione.
Per cui, paradossalmente, considero il mio paesaggio assolutamente
reale in quanto esprime compiutamente la realtà del
mio punto di vista sul mondo e quindi lo costituisce. E' lo
sguardo dell'uomo che produce il "mondo" nel suo
incontro con le cose. Il distacco che si avverte nei miei
paesaggi è un'intonazione, una stimmung; è come
sento la mia relazione col mondo; testimonia uno sguardo in
perenne esilio, è un "monumento al congedo",
ed è fatto di puro sguardo. Ecco! La mia pittura parla,
sostanzialmente, dei meccanismi dello sguardo e dell'apparire
dell'immagine. E' una pittura che indaga il suo farsi. Il
paesaggio, come le bottiglie di Morandi, è, spesso,
un sontuoso pretesto.
La scelta cromatica, la variazione di luminosità,
l'alternarsi delle tematiche
elementi portanti delle
sue Opere. Quali sono i parametri in base ai quali effettua
queste scelte?
Non si può mai, in pittura, parlare di parametri
senza cadere volontariamente o involontariamente nell'ideologico,
ma occorre parlare di "normatività", "ossessioni",
"libertà della ricerca", "dominio della
forma". Questo per dire che l'artista in realtà
non decide mai nulla del suo percorso, ma viene portato in
giro dalla pittura e solo ponendosi in ascolto, assorto e
quasi senza pensiero, può sperare che la pittura lo
riconduca a sé stesso, gli mostri il suo destino formale,
lo renda dimentico e felice, lo salvi dal transito perenne
riconsegnandogli quel mondo che egli, a sua volta, mostra
agli altri. Come in una sorta di partenogenesi, le variazioni
della mia pittura nascono spontaneamente dal suo interno e
si sviluppano interamente fino a produrre il cambiamento successivo.
Ed è come se qualcosa (per fortuna!) rimanesse sempre
inespresso in ogni opera. Ed è proprio il desiderio
che ciò si possa compiere che spinge in avanti, che
ci obbliga a mutare, pur restando fissi sulla nostra ossessione
originaria (che è, poi, l'unico vero tema di ogni vera
pittura).
L'uso di particolari cromie, sottintende una ricerca interiore
associata ad una forte sperimentazione tecnica. Cosa ricerca
nella definizione di una cromia e quali, se è possibile
conoscerle, le tecniche?
Il colore non si domina, ma ci governa col suo mistero.
Non ci sono tecniche del colore, ma continue e spesso inattese
scoperte tecniche che riguardano il colore. Il colore ha la
sfuggenza dell'anima, è pura tensione desiderante.
Nella mia pittura il colore è il "femminile"
dell'opera, laddove la struttura compositiva è il "maschile".
Cerco colori non naturalistici, complessi, ambigui ed estremamente
raffinati. Non uso mai colori puri, ma composizioni irriproducibili
(io stesso, spesso non riesco a ritrovarle) di timbri e soprattutto
toni mescolati con grigi, neri e bianchi. Il colore è
sovrana smemoratezza, transfert assoluto, pura trascendenza.
Nel mio lavoro più recente il colore ha assunto un'importanza
sempre maggiore ed ho spinto la ricerca di tinte nuove e insolite
sino all'estremo. Spesso è oggettivamente impossibile
dare un nome ai miei colori. Pratico, di fatto, una metafisica
del colore, una simbolica, forse una mistica.
La
sua opera a tratti è impregnata di forte simbolismo.
Per aiutare i nostri lettori a poter meglio interpretare la
sua pittura, quale simbologia assumono elementi come cipressi,
muri e colonne, la divisione tra interno ed esterno
Non credo che vi siano elementi evidentemente simbolici
nella mia pittura; ovvero non lego agli oggetti rappresentati
simboli particolari-troverei tutto ciò didascalico,
o, peggio ancora, illustrativo. Tuttavia il mio mondo è
interamente pervaso da una forte valenza simbolica e il simbolo
è uno solo: la soglia. La simbolica legata alla soglia
è talmente vasta che non potrei riassumerla se non
con generalizzazioni che non mi appartengono. Tento, quindi,
un'estrema sintesi che forse risulterà un po' ermetica.
La soglia è una figura escatologica, ovvero emblematizza
il destino ultimo dell'essere umano, che, prigioniero della
propria identità e del proprio corpo, si fa mondo attraverso
i sensi e lo sguardo. E' l'uomo la soglia. La soglia è
il luogo che non c'è, ma che mette in comunicazione
due luoghi. La soglia è transito, luogo di pura inessenza,
confine invisibile. In fondo non dipingo che soglie, luoghi
del nulla, il nulla stesso. Stare nella soglia è quasi
un esercizio di meditazione Zen, è allenarsi all'unico,
vero interrogativo dell'uomo, è stare nella grazia
del linguaggio. La mia si potrebbe definire una pittura filosofica
perché si costituisce come espressione figurativa di
questioni che vanno sempre molto al di là della pittura
stessa, pur essendo realizzata nel suo linguaggio più
specifico, il più antico.
Ormai la sua presenza è definita nel mondo dell'Arte,
ma quali ostacoli si devono affrontare prima di poter presentare
e render autonomo un far arte originale e fantasioso come
quello di Enrico Lombardi? Che consigli darebbe ai giovani
artisti emergenti?
Ho ancora io stesso bisogno di molti e saggi consigli
per darne ad altri, anche perché, nella relazione col
cosiddetto "mondo dell'arte", più procedo
e meno ne comprendo meccanismi e ragioni e, laddove comprendo,
spesso sono preso da senso di nausea e di rivolta morale.
Un artista deve "dire", se ha qualcosa da dire.
Dire con forza e determinazione contro ogni ostacolo. Nient'altro.
Oltre a ciò è bene che un artista non sappia
mai quanto è conosciuto, né quanto il suo lavoro
è diffuso, ma si muova nell'amnios delle proprie ossessioni
sempre come fosse la prima volta.
Le sue opere e il suo nome sono spesso presenti/citate
in rete ma non vi è un sito internet ufficiale; quale
allora il suo rapporto con la rete, conflittuale o costruttivo?
Confesso che non ho né il telefonino, né
il computer e neppure un'idea precisa della profondità
tecnologica di oggi. Ma non sono portato, per la mia natura
profondamente laica e libertaria, a giudicare le cose in modo
superficiale o totalizzante e questo vale anche per Internet
che non demonizzo, né enfatizzo in alcun modo. Non
penso che sia il Diavolo, né Dio. E' sicuramente un
"mondo" affascinante e aristotelicamente aperto
ad ogni possibile. Come ogni luogo di questo tipo può
quindi essere usato per le peggiori nefandezze come per diffondere
la bellezza nel mondo. E' ingiudicabile: al di là del
bene e del male.
In relazione all'internazionalità dell'arte italiana,
ritiene che sia più importante dal punto di vista culturale
affermare l'arte in patria, o diffondere il proprio operato
all'estero?
Entrambe le cose sono fondamentali. Affermare la propria
opera in patria significa essere riconosciuto dalla comunità
linguistica a cui si appartiene e in cui, forse la comprensione
ha radici più profonde. Tuttavia, circolare all'estero,
può creare l'incontro di mondi e culture differenti
e questo può essere ancora più stimolante. Inoltre
può offrire l'occasione per viaggiare inseguendo la
propria opera.
Sempre in relazione alle esposizioni, desidererebbe esporre
in un contesto scenico particolare fantasioso/ideale che fino
ad oggi è rimasto solo un sogno, una ipotesi?
Si. Sogno da sempre una mostra dentro una chiesa interamente
dipinta di nero (anche il pavimento), con le finestre di alabastro
che fanno entrare una debole e preziosa luminosità
di confine che non illumina nulla. E, alle pareti, i miei
quadri più importanti, con tanto spazio intorno, illuminati
perfettamente da fari schermati -invisibili- che mostrano
solo l'opera nel suo margine, dentro questo grande buio. Una
mostra di assoluta purezza e misura, da meditare, da guardare,
da trascendere. Non credo sarà mai possibile!
Prossime mostre e progetti?
Sto allestendo, in questo momento, una piccola antologica
(1995-2001) che aprirà il 18 Maggio 2002 a Meldola
(Fc), mio paese di origine, in occasione del "Premio
Nella Versari, V Edizione", che l'Accademia degli Imperfetti
ha avuto la bontà di conferirmi. Per l'occasione uscirà
un libro-catalogo con tutte le opere esposte ed una selezione
di miei scritti tratti dai "Quaderni", il tutto
presentato da un bel testo della poetessa milanese Silvia
Lagorio. In Ottobre è programmata una personale a Prato
presso la galleria "Armanda Gori Arte" che chiamerò
"City of Eyes". Il resto è mistero e avventura.
Il mio unico e vero progetto, in realtà è poter
continuare la ricerca di senso che ho intrapreso con la pittura,
la scrittura e la vita stessa.
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