Intervista con Enrico Lombardi

nrico Lombardi, pittore e scrittore, nasce nel 1958 a Meldola, in provincia di Forlì, dove vive e lavora. Si è diplomato al Liceo Classico di Forlì e all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Da anni svolge un'intensa attività espositiva in Italia e all'estero, accompagnata da un approfondito lavoro di ricerca sullo statuto dell'immagine. Dopo l'esordio a Ferrara nel 1979, espone a Bologna (1984-1985, Galleria Mascarella), Ravenna (1987-1989, Galleria Il Patio), Milano (1992-1993-1994, Spazio Noa), Rimini (Museo). Tra le mostre più importanti vi sono le tre recenti antologiche a Bologna (1997, Galleria delle Arti), a Montpellier (1999, Galerie Wimmer) e a Meldola (2002, Chiesina Ospedale, Premio Nella Versari, V Edizione), la personale alla Galleria Forni di Milano nel 2000 e di Bologna nel 2002. Numerosi critici di rilevanza nazionale (Marco Goldin, Nicola Micieli, Michele Loffredo, Alessandro Riva, Claudio Spadoni) lo invitano dal 1984 a importanti rassegne collettive, premi, collezioni ufficiali e Fiere d'Arte Contemporanea. Fra queste si possono ricordare la recente "Sui Generis" (PAC, Milano 2000), la "Biennale Giovani" (GAM, Bologna, 1985), "Tendencies" (Barcellona, 1985), "I° Biennale dell'Emilia Romagna" (Bologna, 1993), "Biennale Romagnola" (Cesena, 1995, 3° Premio), "Biennale della Figurazione Fantastica" (Poppi-Arezzo, 1997). Viene invitato due volte a partecipare al "Premio Campigna" (Santa Sofia-Forlì, 1987-1990) e numerose altre mostre a Venezia, New York, Sofia, St.Etienne, Honfleur, Treviso, Conegliano Veneto. Il nuovo Museo di Conegliano Veneto e la Pinacoteca di Forlì possiedono una sua opera. Il lavoro è accompagnato da un'ampia rassegna stampa, con articoli e recensioni in alcune delle maggiori riviste specializzate italiane (vedi il recente "Alle radici del Silenzio" di Alessandro Riva, ARTE Mondadori, Aprile 2002. Intensa è la sua collaborazione con alcuni tra i maggiori pensatori e scrittori suoi contemporanei (Rocco Ronchi, Fulvio Abbate, Umberto Fiori, Silvia Lagorio solo per citarne alcuni).

Le sue opere, mirano ad estrapolare dal paesaggio reale le infinite contraddizioni che in esso permangono. La sua sembra però essere una visone distaccata, da osservatore che suggerisce al di sopra delle parti.
Come è giunto a questa visione del reale?
Così com'è formulata questa domanda presuppone cose che non possono essere in alcun modo presupposte senza cadere nel pregiudizio. Non esiste, infatti, un "paesaggio reale" paradigmatico al cui confronto il mio paesaggio può sembrare strano e fatto di contraddizioni. La "realtà" è, almeno per l'uomo, sempre codice e interpretazione. Per cui, paradossalmente, considero il mio paesaggio assolutamente reale in quanto esprime compiutamente la realtà del mio punto di vista sul mondo e quindi lo costituisce. E' lo sguardo dell'uomo che produce il "mondo" nel suo incontro con le cose. Il distacco che si avverte nei miei paesaggi è un'intonazione, una stimmung; è come sento la mia relazione col mondo; testimonia uno sguardo in perenne esilio, è un "monumento al congedo", ed è fatto di puro sguardo. Ecco! La mia pittura parla, sostanzialmente, dei meccanismi dello sguardo e dell'apparire dell'immagine. E' una pittura che indaga il suo farsi. Il paesaggio, come le bottiglie di Morandi, è, spesso, un sontuoso pretesto.
La scelta cromatica, la variazione di luminosità, l'alternarsi delle tematiche…elementi portanti delle sue Opere. Quali sono i parametri in base ai quali effettua queste scelte?
Non si può mai, in pittura, parlare di parametri senza cadere volontariamente o involontariamente nell'ideologico, ma occorre parlare di "normatività", "ossessioni", "libertà della ricerca", "dominio della forma". Questo per dire che l'artista in realtà non decide mai nulla del suo percorso, ma viene portato in giro dalla pittura e solo ponendosi in ascolto, assorto e quasi senza pensiero, può sperare che la pittura lo riconduca a sé stesso, gli mostri il suo destino formale, lo renda dimentico e felice, lo salvi dal transito perenne riconsegnandogli quel mondo che egli, a sua volta, mostra agli altri. Come in una sorta di partenogenesi, le variazioni della mia pittura nascono spontaneamente dal suo interno e si sviluppano interamente fino a produrre il cambiamento successivo. Ed è come se qualcosa (per fortuna!) rimanesse sempre inespresso in ogni opera. Ed è proprio il desiderio che ciò si possa compiere che spinge in avanti, che ci obbliga a mutare, pur restando fissi sulla nostra ossessione originaria (che è, poi, l'unico vero tema di ogni vera pittura).
L'uso di particolari cromie, sottintende una ricerca interiore associata ad una forte sperimentazione tecnica. Cosa ricerca nella definizione di una cromia e quali, se è possibile conoscerle, le tecniche?
Il colore non si domina, ma ci governa col suo mistero. Non ci sono tecniche del colore, ma continue e spesso inattese scoperte tecniche che riguardano il colore. Il colore ha la sfuggenza dell'anima, è pura tensione desiderante. Nella mia pittura il colore è il "femminile" dell'opera, laddove la struttura compositiva è il "maschile". Cerco colori non naturalistici, complessi, ambigui ed estremamente raffinati. Non uso mai colori puri, ma composizioni irriproducibili (io stesso, spesso non riesco a ritrovarle) di timbri e soprattutto toni mescolati con grigi, neri e bianchi. Il colore è sovrana smemoratezza, transfert assoluto, pura trascendenza. Nel mio lavoro più recente il colore ha assunto un'importanza sempre maggiore ed ho spinto la ricerca di tinte nuove e insolite sino all'estremo. Spesso è oggettivamente impossibile dare un nome ai miei colori. Pratico, di fatto, una metafisica del colore, una simbolica, forse una mistica.
La sua opera a tratti è impregnata di forte simbolismo. Per aiutare i nostri lettori a poter meglio interpretare la sua pittura, quale simbologia assumono elementi come cipressi, muri e colonne, la divisione tra interno ed esterno…
Non credo che vi siano elementi evidentemente simbolici nella mia pittura; ovvero non lego agli oggetti rappresentati simboli particolari-troverei tutto ciò didascalico, o, peggio ancora, illustrativo. Tuttavia il mio mondo è interamente pervaso da una forte valenza simbolica e il simbolo è uno solo: la soglia. La simbolica legata alla soglia è talmente vasta che non potrei riassumerla se non con generalizzazioni che non mi appartengono. Tento, quindi, un'estrema sintesi che forse risulterà un po' ermetica. La soglia è una figura escatologica, ovvero emblematizza il destino ultimo dell'essere umano, che, prigioniero della propria identità e del proprio corpo, si fa mondo attraverso i sensi e lo sguardo. E' l'uomo la soglia. La soglia è il luogo che non c'è, ma che mette in comunicazione due luoghi. La soglia è transito, luogo di pura inessenza, confine invisibile. In fondo non dipingo che soglie, luoghi del nulla, il nulla stesso. Stare nella soglia è quasi un esercizio di meditazione Zen, è allenarsi all'unico, vero interrogativo dell'uomo, è stare nella grazia del linguaggio. La mia si potrebbe definire una pittura filosofica perché si costituisce come espressione figurativa di questioni che vanno sempre molto al di là della pittura stessa, pur essendo realizzata nel suo linguaggio più specifico, il più antico.
Ormai la sua presenza è definita nel mondo dell'Arte, ma quali ostacoli si devono affrontare prima di poter presentare e render autonomo un far arte originale e fantasioso come quello di Enrico Lombardi? Che consigli darebbe ai giovani artisti emergenti?
Ho ancora io stesso bisogno di molti e saggi consigli per darne ad altri, anche perché, nella relazione col cosiddetto "mondo dell'arte", più procedo e meno ne comprendo meccanismi e ragioni e, laddove comprendo, spesso sono preso da senso di nausea e di rivolta morale. Un artista deve "dire", se ha qualcosa da dire. Dire con forza e determinazione contro ogni ostacolo. Nient'altro. Oltre a ciò è bene che un artista non sappia mai quanto è conosciuto, né quanto il suo lavoro è diffuso, ma si muova nell'amnios delle proprie ossessioni sempre come fosse la prima volta.
Le sue opere e il suo nome sono spesso presenti/citate in rete ma non vi è un sito internet ufficiale; quale allora il suo rapporto con la rete, conflittuale o costruttivo?
Confesso che non ho né il telefonino, né il computer e neppure un'idea precisa della profondità tecnologica di oggi. Ma non sono portato, per la mia natura profondamente laica e libertaria, a giudicare le cose in modo superficiale o totalizzante e questo vale anche per Internet che non demonizzo, né enfatizzo in alcun modo. Non penso che sia il Diavolo, né Dio. E' sicuramente un "mondo" affascinante e aristotelicamente aperto ad ogni possibile. Come ogni luogo di questo tipo può quindi essere usato per le peggiori nefandezze come per diffondere la bellezza nel mondo. E' ingiudicabile: al di là del bene e del male.
In relazione all'internazionalità dell'arte italiana, ritiene che sia più importante dal punto di vista culturale affermare l'arte in patria, o diffondere il proprio operato all'estero?
Entrambe le cose sono fondamentali. Affermare la propria opera in patria significa essere riconosciuto dalla comunità linguistica a cui si appartiene e in cui, forse la comprensione ha radici più profonde. Tuttavia, circolare all'estero, può creare l'incontro di mondi e culture differenti e questo può essere ancora più stimolante. Inoltre può offrire l'occasione per viaggiare inseguendo la propria opera.
Sempre in relazione alle esposizioni, desidererebbe esporre in un contesto scenico particolare fantasioso/ideale che fino ad oggi è rimasto solo un sogno, una ipotesi?
Si. Sogno da sempre una mostra dentro una chiesa interamente dipinta di nero (anche il pavimento), con le finestre di alabastro che fanno entrare una debole e preziosa luminosità di confine che non illumina nulla. E, alle pareti, i miei quadri più importanti, con tanto spazio intorno, illuminati perfettamente da fari schermati -invisibili- che mostrano solo l'opera nel suo margine, dentro questo grande buio. Una mostra di assoluta purezza e misura, da meditare, da guardare, da trascendere. Non credo sarà mai possibile!
Prossime mostre e progetti?
Sto allestendo, in questo momento, una piccola antologica (1995-2001) che aprirà il 18 Maggio 2002 a Meldola (Fc), mio paese di origine, in occasione del "Premio Nella Versari, V Edizione", che l'Accademia degli Imperfetti ha avuto la bontà di conferirmi. Per l'occasione uscirà un libro-catalogo con tutte le opere esposte ed una selezione di miei scritti tratti dai "Quaderni", il tutto presentato da un bel testo della poetessa milanese Silvia Lagorio. In Ottobre è programmata una personale a Prato presso la galleria "Armanda Gori Arte" che chiamerò "City of Eyes". Il resto è mistero e avventura. Il mio unico e vero progetto, in realtà è poter continuare la ricerca di senso che ho intrapreso con la pittura, la scrittura e la vita stessa.