Intervista con Graziella Da Gioz

ontinuiamo la proposta di Artisti che non hanno ancora un consolidato mercato in Italia incontrando Graziella Da Gioz....


Graziella Da Gioz Vive e lavora a Crespano del Grappa (TV) e insegna Discipline Pittoriche all’Istituto d’Arte di Nove (VI). Si è diplomata al Liceo Artistico di Treviso e poi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove ha seguito i corsi di Emilio Vedova. Oltre all’Informale, ha approfondito gli studi sul Simbolismo di Odilon Redon. Nel 1984 ha conosciuto il poeta Andrea Zanzotto, dalle cui liriche ha tratto ispirazione per alcune bellissime opere. Le illustrazioni sono state pubblicate sulla rivista parigina ‘’Noise’’, edita dalla famosa Galleria Maeght. Nel 1987, vivendo per qualche tempo ad Asolo, ha scoperto la dimensione del paesaggio, che dal quel momento in poi è divenuto il tema principale della sua ricerca. Lo ha sviluppato soprattutto attraverso l’incisione (puntasecca e acquatinta) e nei cicli pittorici ‘’Cielitudine’’ e ‘’Montagna’’. Nel 1999-2000 ha realizzato una serie di dipinti sul tema del fiume, che ha presentato nella mostra collettiva itinerante ‘’Acqua’’ e in alcune personali in varie parti d’Italia.

I protagonisti della tua ricerca personale sono paesaggi sussurrati dalle forme e suggeriti dal colore; una linea in contrapposizione con le ultime tendenze dell’Arte contemporanea…

Anche se il mio lavoro si differenzia dalle tendenze più d'avanguardia maggiormente rappresentate nelle Biennali e a Documenta di Kassel, non mi sento un'artista isolata. Già nel 1994 facevo parte di un gruppo di artisti che esponeva in alcune tra le maggiori gallerie italiane nella mostra itinerante "Venti pittori in Italia" curata da Marco Goldin e molti tra di loro dipingevano e tuttora dipingono paesaggi. Piero Guccione, che ho la fortuna di conoscere e con cui ho più volte esposto, è considerato dalla critica uno dei più grandi pittori italiani.

Com'è scaturita questa riflessione attorno alla dimensione paesaggistica?

Negli anni '80 facevo dei quadri astratti poi ho avuto l'esigenza di trasformare la pittura in modo che rispecchiasse maggiormente le mie emozioni, anche quelle dolorose, il mio disagio esistenziale. Nacque il ciclo "corpo-paesaggio": mappe di segni fatti con il pastello, decise pennellate con colle e pigmenti su corpi che diventavano dei paesaggi. Lentamente il corpo umano si trasformò in paesaggio vero e proprio, dipinto in modo espressionista. Così verso la fine degli anni '80 e l'inizio degli anno '90 cominciai ad osservare sempre di più le forme esterne, quelle della natura: il paesaggio come identità, specchio dell'anima. Eseguii in quel periodo molti disegni ed incisioni. Poi iniziai i cicli pittorici dei cieli e delle montagne. Queste ultime eseguite con una materia spessa formata da colla, sabbia, cenere e pigmenti su tavola di legno. Con il ciclo dei prati (luci sfumate e morbide) ebbi l'esigenza di usare l'olio su tela e il pastello morbido. Da circa dieci anni questi sono i mezzi pittorici che prediligo e li uso in modo diverso a seconda del tema: alberi, boschi, fuoco, fiume, laguna, neve. I miei paesaggi nascono dalla memoria di un'infanzia trascorsa in mezzo alla natura, da stati d'animo che esprimo creando atmosfere e colori a volte contrastanti, da lunghe riflessioni sulla solitudine della natura, il suo abbandono e distruzione da parte dell'uomo. Gli spazi dilatatati e la luce creano atmosfere di silenzio e di meditazione. Non sono, i miei, paesaggi "impressionisti", ma piuttosto simbolici, immagini essenziali, quasi astratte, a volte. Evocano un'atmosfera, un colore, un ricordo.

La Computer Art che sia o no gradita rappresenta comunque una nuova forma espressiva a disposizione degli Artisti, hai mai pensato di sperimentare questa tecnica?

Si considera la Computer Art e la Video Art forme d'arte più attuali della pittura, e forse è vero, forse il futuro va verso questa strada. Ma non dimentichiamo che il computer e il video sono dei mezzi che hanno bisogno dell'idea dell'artista, del suo progetto. I risultati poi non sono sempre delle novità. La materia pittorica così calda e coinvolgente si contrappone all'immagine piatta e fredda della stampa del computer, della foto e del video. Conosco artisti che partono da immagini modificate al computer per poi fare dei quadri ad olio. Anch'io ho fatto quest'esperienza ed è stimolante lavorare con le immagini al computer, si possono trovare infinite variazioni, nuove soluzioni, ma per me non è indispensabile: le immagini si creano e si modificano dentro di me. Poi c'è l'avventura del pastello e dell'olio che trasformano l'idea iniziale in un oggetto magico, eseguito con tempi lunghi, con ripensamenti, velature e strati di colore. La materia pittorica è un elemento alchemico e la sua trasformazione una pratica spirituale. La mia pittura affonda le sue radici nell'espressionismo astratto (sono un'allieva di Vedova) e coinvolge sia la mente che il corpo.

Il mercato dell’arte continua a variare la propria tendenza e i riscontri indubbiamente saranno percepiti anche dagli Artisti. Come vive questo clima di instabilità un Artista emergente? E’ possibile tentare di emergere nel mondo dell’arte anche in questi momenti oppure, è meglio fermarsi a riflettere?

Nel mercato dell'arte convivono tendenze e generi diversi poiché ci si rivolge ad un pubblico variegato. Negli anni scorsi ho esposto in varie Gallerie italiane ed ho trovato un pubblico affezionato, che ama la pittura. Da due anni ART'E' ha l'esclusiva dei miei dipinti e mi conferma la continua richiesta di pubblico. Non è sempre stato così; all'inizio erano gli amici che mi aiutavano comprando qualche mio lavoro. Mi sono mantenuta insegnando, senza mai smettere di dipingere.


Collabori con il Ta Matete a Milano; come sei entrata in contatto con questa realtà? Cosa consiglieresti a coloro che sono ancora alla ricerca di uno spazio espositivo?

L'incontro con ART'E' è avvenuto prima della nascita del progetto Ta Matete, nel 1996, quando è uscito il catalogo, edito da Electa, della mostra itinerante "Pitture - il sentimento e la forma - Artisti degli anni Cinquanta e Sessanta" e "Arte" Mondadori ha pubblicato un mio pastello nel numero monografico sul paesaggio. I miei quadri piacquero al Direttore Artistico di ART'E', Fabio Lazzari, che mi dimostrò la sua fiducia proponendomi un contratto di esclusiva.
Perciò, consiglierei ai giovani di continuare a lavorare senza avere fretta di inserirsi nel mercato dell'arte, nonostante tutto, nonostante la poca sensibilità degli enti pubblici nei confronti dell'arte e della cultura in generale; consiglierei di non coltivare illusioni di successo, ma di cercare un proprio linguaggio artistico, un proprio stile, studiando, viaggiando e seguendo le proprie abilità; di esporre il più possibile, per imparare a presentare il proprio lavoro, e di mettersi in gruppo, almeno inizialmente, per scambiarsi idee e critiche. Anche Internet può essere un mezzo utile per comunicare il proprio lavoro.

Le tue opere sono ospitate anche nel sito Web del Ta Matete; che rapporto hai con Internet? Non hai nessun progetto relativo alla realizzazione di un sito personale?

Non ho mai pensato di realizzare un mio sito personale. Quello del Ta Matete è innovativo e mi capita di visitarlo perché sa ben trasmettere l'atmosfera della Living Gallery di Milano, l'importanza delle emozioni e dei sentimenti che stanno alla base del progetto e della mia arte. E' ben aggiornato e molti miei collezionisti lo consultano per rimanere informati sulle iniziative che il Ta Matete propone.

A proposito di progetti, esiste un contesto scenico particolare nel quale desidereresti realizzare una mostra?

Dal 3 Aprile esporrò a Roma, nella nuova prestigiosa sede del Ta Matete (che ART'E' aprirà a fine Marzo) a Palazzo Colonna, in via IV Novembre 140. L'allestimento, che mi incuriosisce e mi cattura sempre più, sarà originalissimo e coinvolgerà lo spettatore attraverso un percorso polisensoriale: letture, brani musicali, riferimenti ad opere d'arte che hanno affinità con le mie opere. Il catalogo, con l'introduzione di Manlio Brusatin e la presentazione di Marco Di Capua, proporrà una scelta di 60 miei lavori.

Concludendo, cosa suggeriresti a coloro che stanno in questo momento osservando le tue opere?

Le mie opere vanno guardate a lungo, lasciando libera la mente di evocare ricordi, emozioni e sogni. Lasciandosi coinvolgere. In silenzio.