Intervista con Maria Cristina Carlini

l tentativo di unire materie diverse quali Ferro e Terra è l’obiettivo di Maria Cristina Carlini
ed incontrandola, abbiamo avuto la possibilitò di approfondire e superare con lei questo dualismo….



Due filoni principali caratterizzano il suo lavoro, Ferro e Terra. Entrambi esemplificano astrazione formale, sintesi figurativa e una forte espressività nella materia delle superifici. In particolare le opere in grès denotano una certa vocazione all'arcaismo e affascina il risultato: luoghi enigmatici che “...tentano di abbracciare lo spazio e ne sono alla stesso tempo respinti”. Come può descrivere le sue opere e come interpreta l'inevitabile confronto con lo spazio in cui sono immerse?

Terra e ferro sono due materie in forte opposizione tra di loro, la terra così fragile prima della cottura con l'intervento del fuoco ad alta temperatura diventa forte quasi come la pietra, il ferro al contrario nell'incontro con il fuoco diventa tenero e fragile.
Questo percorso ha sempre avuto un grande fascino per me e sono attratta dal tentativo di unire queste due materie così diverse al punto che le mie opere in terra, spruzzate con ossido di ferro, dopo la cottura sembrano di ferro e quelle in lamiera, attraverso un procedimento che le arrugginisce, prendono il colore e il sembiante della terra.
Le mie opere sono il risultato di un'emozione, di un tentativo di delimitare uno spazio, di costruire. Un tentativo che rimane sempre tale in quanto i miei spazi non sono mai chiusi, c'è sempre una frattura perché non mi è possibile chiudere, delimitare e possedere lo spazio.


La fisicità nel plasmare la materia, il piacere di una esecuzione di mestiere. Cosa significa per lei essere scultrice, in qualche modo traduce nelle sue opere l'essere donna o crede in un linguaggio espressivo totalmente soggettivo che esula dal proprio genere?

Il verbo plasmare mi porta subito a pensare alla terra che è indubbiamente la materia primaria, la materia a cui mi sento più vicina. La terra riceve qualsiasi impronta, l'impronta della mia mano sulla terra è solo mia, diversa da quella di un altro.
Quando insegnavo riconoscevo immediatamente l'opera di un allievo da quella di un altro, perché ognuno con il suo gesto imprimeva sulla terra la sua personalità.
La terra deve essere ascoltata e necessita molta pazienza, un gesto affrettato o sbagliato procura fratture. Gli orientali, grandi maestri nel lavoro della terra, dicevano che l'arte è nel gesto dell'artista, non nell'opera: pensiero molto giusto in questo lavoro.
Non mi sono mai chiesta cosa significhi per me essere scultrice. Io non posso fare a meno di toccare, di lavorare la terra o una materia che in quel momento mi attrae. Questo è il mio modo di comunicare le mie emozioni, la mia sensibilità o forse le mie paure; è in questo c'è anche il mio essere donna e non solo.


Ha dedicato un' opera a Brancusi, scultore peculiare, sfuggiva l'aderenza al soggetto per ricercare quella che definiva l'essenza della forma. Ripetizione di elementi geometrici, idea di verticalità quanto questa poetica ha inciso nel suo linguaggio?

Ho dedicato un'opera a Brancusi perché mi attira molto il suo coraggio e la sua essenzialità, come mi attira la ripetizione di elementi geometrici per il ritmo; e la ricerca di un ritmo è molto importante per il mio lavoro. Il ritmo è fondamentale per ogni opera d'arte.


Definire "esperienze" alcuni momenti importanti del suo percorso artistico mi sembra il termine più appropriato. Nei primi anni '70 è in California presso il "Californian college of Arts and Crafts", ne segue la sua partecipazione alla corrente artistica "New Ceramic", successivamente è in Europa, in Belgio dove approfondisce lo studio delle terre ad alta cottura, infine l'Italia. Questa formazione decisamente di stampo internazionale, le ha agevolato il cammino nel mercato italiano dell'arte?

Vivere in paesi diversi dal proprio, a contatto con abitudini e modi di vita differenti, mi ha aiutato ad aprire quelle porte dell'inconscio che fanno uscire la propria diversità, di cui spesso si ha molta paura.Questa esperienza all'estero non mi sembra che mi abbia portato altri vantaggi.


l suo sito internet www.mariacristinacarlini.com è ben strutturato, nella sezione video è possibile scorgerla nell'atto creativo e visitare il suo studio. Quale l'apporto, per un artista, nell'utilizzare le nuove tecnologie per la promozione del proprio lavoro?

Le nuove tecnologie sono le benvenute se aiutano a far conoscere l'opera, ma nel mio lavoro di creazione c'è sempre e solo l'incontro delle mani con la materia.


Attualmente è in mostra alla galleria Borgogna di Milano, quali sono i progetti che la vedranno protagonista nel 2003?

I miei progetti per il 2004-2005 prevedono:
Ottobre 2004: Archivi di Stato
Palazzo del Senato - Milano
Novembre 2004: Archivi di Stato
Palazzo Reale - Torino
Marzo 2005: Archivi di Stato
Villa Pisani - Venezia Stra


Maria Cristina Carlini
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