Intervista con Cesare Cardelli della Cardelli & Fontana Arte Contemporanea
n questa mensilità desideriamo presentarvi l'attività della Cardelli & Fontana Arte Contemporanea in collaborazione con Cesare Cardelli, titolare e protagonista di questa intervista realizzata al termine di Arte Fiera di Bologna a cui la Galleria ha aderito.
Nell'intervista si spazia dal panorama degli artisti trattati al proficuo rapporto che sia è instaurato tra la Galleria ed internet, grazie al sito www.cardelliefontana.com. Nel susseguirsi di quesiti si è delineato il profilo di un Gallerista come Cesare Cardelli che, trascorsi 25 anni di attività, può e desidera analizzare quanto fatto e quanto ancora si potrebbe realizzare nel panorama artistico italiano


Una fervida attività espositiva e una "squadra" di Artisti invidiabili, caratterizzano "l'habitat" in cui la Cardelli & Fontana Arte Contemporanea opera. Di questi 25 anni di attività, di cosa si compiace e cosa si rimprovera?

La cosa di cui la galleria può essere orgogliosa è la correttezza professionale che ha sempre tenuto nei confronti dei collezionisti. Io personalmente tengo moltissimo alla stima dei miei clienti e credo, in tanti anni, di aver sempre lavorato anche con questo obbiettivo. Forse non sempre ci sono riuscito, comunque ci ho provato.
Per quanto riguarda il secondo punto c'è il rimprovero, come spesso avviene col senno di poi, di non aver osato un po' di più, specialmente agli inizi degli anni ottanta, quando ancora era possibile lavorare con artisti e colleghi senza grandi impegni di capitale e vi era veramente grande volontà di fare.

Il panorama degli Artisti trattati spazia da Wilfredo Lam, Giuseppe Maraniello a Omar Galliani e …Mirko Baricchi. Questo "Enfant du pays" è l'ultima rivelazione della Cardelli & Fontana Arte Contemporanea... a cui viene prestata una attenzione particolare...

Credo che ogni galleria che operi nel contemporaneo, considerata anche l'evoluzione dei prezzi delle opere degli artisti più accreditati dal mercato, debba necessariamente occuparsi di qualche giovane talento. La scelta di Baricchi è avvenuta in maniera istintiva. Ci fu un "feeling" immediato con le sue opere e, conoscendolo personalmente, ne apprezzai subito la professionalità e il carattere volitivo. La buona evoluzione del rapporto è venuta di conseguenza.

www.cardelliefontana.com è la dimostrazione che una Galleria può riuscire nell'intento di coniugare armoniosamente l'arte e internet. Preziose sono le sezioni dedicate agli artisti trattati con i quali, l'utente può interagire direttamente….come è nato questo innovativo progetto?

Il progetto è nato grazie a Massimo Biava, figlio della mia socia Francesca Fontana e socio egli stesso. E' stato lui ad avere, nel 1998, l'idea del sito. D'altronde è stato proprio con il suo impegno e con quello di mia figlia Alessia, che la galleria ha avuto un ulteriore slancio.
I giovani portano sempre idee nuove che, nel nostro settore, sono una cosa determinante. La contemporaneità va veramente vissuta con uno sguardo sempre proiettato al giorno dopo.

Se in questo momento un collezionista dovesse varcare la soglia della Galleria….e si soffermasse ad osservare un'opera esposta…lo lascerebbe tranquillamente osservare o il suo intervento sarebbe d'obbligo? Ritiene di vestire maggiormente i panni del mercante d'arte o del Gallerista inteso come "appassionato" che si adopera per informare la collettività?

Il collezionista deve sempre essere assolutamente libero di guardare. Non è mai stata nostra abitudine di intervenire. Preferisco lasciare al visitatore l'iniziativa.
Non credo di essere tutto gallerista o tutto mercante. Per me le due cose devono coesistere. Questo è il lavoro che mi sono scelto e quindi mi deve dare da vivere. Sarei ipocrita se dicessi di voler fare solo cultura.


Essere un Gallerista diciamolo…non è poi così semplice poiché implica la predisposizione al contatto con il pubblico, con gli Artisti…avere capacità organizzativa, elementi di marketing, amore per l'arte... qualità che difficilmente si trovano concentrate in un'unica persona. Ci sono persone, luoghi, fatti che hanno saputo indirizzarla e consigliarla nel corso della sua attività?

Ho passato metà della mia vita a contatto con il mondo dell'arte e, ovviamente, ho conosciuto artisti, galleristi, critici e intellettuali. Molti sono stati gli incontri che hanno contribuito alle mie scelte. Credo che ciò sia valido in ogni campo e per ognuno di noi. In fondo è la somma di tutti gli avvenimenti del nostro passato che ci fanno essere come siamo nel presente. Qui voglio solo ricordare un caro amico, Roberto Sanesi, scomparso da qualche anno. Eravamo legati da una sincera amicizia e abbiamo collaborato in diverse occasioni. A lui devo senz'altro qualcosa sia sul piano umano che su quello del lavoro.

Prima abbiamo citato la fervida attività espositiva della Galleria e quindi è d'obbligo citare anche la presenza ad Arte e Fiera di Bologna, appena conclusa. Questo evento è stato pubblicizzato con lo slogan "Art has a point" …è concorde ad evento concluso? Oppure, anche mostre mercato di questo calibro cominciano a risentire del negativo influsso che caratterizza anche questo inizio 2003?

Sono senz'altro d'accordo. Arte Fiera è un momento insostituibile per l'arte. Probabilmente col tempo internet assumerà sempre più importanza sul ruolo degli scambi commerciali, ma questa occasione è il compendio di un lavoro annuale e permette il contatto diretto con il pubblico, con la possibilità di capire meglio il collezionista.


Terminata Arte Fiera di Bologna, cosa progetta la Cardelli & Fontana arte contemporanea?

Ci sono diversi progetti nel cassetto, ma è sempre meglio concretizzarli prima di parlarne. Voglio ricordare comunque che dall'anno passato siamo diventati editori di una piccola rivista trimestrale che ha avuto un buon successo. Ha un taglio culturale particolare che diverte e affascina noi per primi anche in fase di realizzazione.
Una mostra che sicuramente faremo quest'anno sarà quella di Vettor Pisani, che da oltre trentanni è sempre uno dei migliori "giovani" del panorama artistico internazionale.


Cardelli & Fontana Arte Contemporanea
Via Mazzini, 35 - 19038 Sarzana (SP)
tel/fax +39.0187.626374
e-mail: galleria@cardelliefontana.com
http://www.cardelliefontana.com

Storia della Galleria

Uno non ci pensa mai, poi si accorge tutt'a un tratto che fa il gallerista da venticinque anni. Cioè cinque lustri, cioè, in termini di dibattito e mode artistiche, una specie di era geologica. Cesare Cardelli, che tra il 1976 e il 1989 alla Spezia è stato alla guida della Minotauro, allora come ora aveva il gusto delle riscoperte e delle riflessioni sulla storia artistica trascorsa, e insieme una curiosità del nuovo che non significava appiattirsi sull'ultima vague: è la linea seguita anche alla Pomarancio di Sarzana, fondata nel 1980 e arricchita l'anno dopo dall'ingresso prezioso di Francesca Fontana, poi dal 1997 nella Cardelli e Fontana, a Sarzana e, dal 1999, anche a Pietrasanta, con Alessia Cardelli e Massimo Biava, a celebrare nei fatti il passaggio alla nuova generazione.
Mostre memorabili di Enrico Prampolini, Fortunato Depero, Mario Tozzi, Zoran Music, Lucio Fontana, Wilfredo Lam, affiancate dall'organizzazione di mostre pubbliche come quelle di Manzù, Riopelle, Baj, Schifano, sono le credenziali del passato, tanto quanto nel presente sono i Vettor Pisani, Tino Stefanoni, Marco Lodola, incrociati con la riproposizione di autori come Gianni Bertini, Roberto Crippa e soprattutto Giancarlo Carozzi.
Figura importante della stagione milanese dello spazialismo, i cui manifesti firmava come Giancarozzi, e interprete di precoci e visionarie attenzioni surrealiste, Carozzi ha poi operato per decenni a Parigi da solitario, autore di una pittura scontrosa e alta che allo sguardo di oggi si rivela di interesse sorprendente: ne è prova la mostra pubblica organizzata a Sarzana lo scorso anno, alla quale seguiranno certo altre iniziative.
Caso classico di rilettura di un autore attivo in stagioni ormai storiche, Carozzi si affianca nel cuore del quartetto di galleristi agli autori che essi seguono con più complicità, Omar Galliani, Mirko Baricchi e Vettor Pisani.
Galliani, adottivo di queste terre tra mare e cime petrose, opera da anni con Cardelli e Fontana, ai quali si deve la responsabilità dell'archivio e del catalogo generale dell'opera dell'artista. Non a caso lo scorso anno, a fianco della grande mostra a Palacio Foz di Lisbona, proprio una vasta personale alla Fortezza Firmafede di Sarzana ne documentava con larghezza la stagione presente.
Del lungo itinerario di Galliani in seno all'attuale generazione di mezzo, svolto in chiave di uno stilismo dai sottili e saporosi manierismi, di visionarietà cum figuris, di ori e neri, di un Oriente non banalizzato e di un Occidente fatto orgoglioso della propria identità storica d'arte, ormai tutto si sa. Resta da constatare che, di quella generazione che nei primi anni Ottanta irruppe sulla scena contraddicendo i cerebralismi estenuati, i piccoli snobismi intellettuali, gli esoterismi d'accatto in cui si bamboleggiava la neoavanguardia, Galliani è rimasto una delle rare figure autenticamente autorevoli, con un bagaglio concettuale e fabrile in grado di prospettare un viaggio di vero spessore nell'arte, non il solito transito stagionale.
Suo compagno di generazione è Giuseppe Maraniello, a cui la Città di Sarzana con l'organizzazione di Cardelli e Fontana ha dedicato una mostra lo scorso agosto. Nato come contaminatore della scultura con un fastoso linguaggio pittorico, negli anni Maraniello si è concentrato su forme elementari e poetiche, e soprattutto su un "disegnare lo spazio" che eredita della miglior lezione di Fausto Melotti.
Per certi versi Galliani è il perfetto "fratello maggiore" dell'artista giovane al quale Cardelli e Fontana dedicano la loro attenzione preferenziale, Mirko Baricchi: del quale, viste le precocità e i talenti, occorre dire di più.
Enfant du pays (è nato alla Spezia), classe 1970, Baricchi debutta già nel 1992 e oggi, poco più che trentenne, si ritrova nella stagione d'una prima, fervida maturità. Abbastanza solitario e intransigente da non smaniare per le mode di deriva mediale attualmente in corso, egli è affetto da una sorta di ineludibile febbre, e verrebbe da dire demone, per il disegno.
Nascere disegnatore, con vocazione a introiettare e sciogliere le figure del mondo in climi affettivi, e a declinare tali climi secondo una sorta di philum visionario e lievemente ossessivo, è condizione sorgiva di una scelta di pittura, esclusivamente di pittura - con l'espansione, al più, a una plastica fatta di materie forti, dense: un po' ciò che accade, giusto per suggestione, a un Longobardi - che si concentri sul trovare un suo tutto proprio carattere, assai meno preoccupata di ogni ubi consistam mondano.
Baricchi è così. Le sue visioni sono essenziali, ai limiti dell'elementare, una sorta di metafisica domestica nella quale poco a poco lo stereotipo lieviti a simbolo: la sedia, la tazza, come la sagoma di Pinocchio, protagonista ormai d'un parallelo, tutto personale fairy tale, con implicazioni d'autobiografia.
Sono visioni essenziali, ma caricate d'una spinta emotiva pulsante, densa, che Baricchi padroneggia scandendo gli spazi della pittura secondo geometrie interne oppure agenti come irritazioni sottili della superficie, in una interpretazione del collage tutta interna all'avvertimento materiale dell'immagine. Sono, le sue visioni, una sorta di notturno d'anima oscuro e vagamente allarmato, che si decide per materie scabre, aspre anche, lasciandosi alle spalle gli echi di "bella materia tinta" - così De Chirico - e pure ottenendo un riscatto estetico dei suoi gesti impuri e contaminanti. Baricchi ha rastremato la propria concentrazione a poche sostanze, e soprattutto a uno spettro circoscritto di toni. Ha proceduto, piuttosto, per auscultazione della loro facoltà sorgiva di farsi portatrici d'evocazione e suggestione emotiva, di una essenzialità che, al pari della qualità visiva, possa valere anche quantità appropriata, in questo oscuro ma avvertitissimo corso generativo dell'immagine.
Sono, soprattutto, colori di terra, incarnati in spessori smagriti sino a farsi inameni, aggirantisi intorno a tonalità che sentono un rosso disagiato, rugginoso, oppure di giallo malato, nelle more dell'immediata captazione estetica; e bruni che si aggirano intorno alla misura del noir couleur. Essi si danno per stesure larghe, quasi invasive, trovando più aree di collisione e di scambio, come se l'antica Monochrome Malerei, per il tramite di poggiature nobili come un Tàpies e gli esempi più alti di "poetica del muro" - echeggiati, anch'essi dai graffiti di sottile divagazione che vi si inscrivono - si facesse sostanza propria dell'immagine, percepibile al livello doppio dell'alterità del pittorico e dell'oggettività fisica dell'esperienza sensibile.
Baricchi, oltre alla propria evidente qualità, un'altra riflessione suscita d'acchito: quella sulla persistenza incoercibile della pittura, dell'arcangeliano pezzo di tela o di tavola in cui ancora, ove si voglia, tutto può essere detto, di ciò che si è, che si pensa, cui si aspira.

Flaminio Gualdoni