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 i
sono luoghi, in questo mondo,capaci di fermare l'evolversi
inesorabile delle cose, di colpire la nostra mente come un
dardo scagliato di lontano; in posti simili pare davvero di
fermarsi, di lasciar andare tutto il resto, di trovarsi improvvisamente,
anche se solo nel momento magico dell'apparizione, come "cristallizzati"
tra spazio e tempo. Lo studio di Ennio Calabria è
uno di questi luoghi. Entrando, la grandezza di quell'open
space mi ha risucchiato in un cosmo direi parallelo, a sé
stante. Ciò che mi resta più vivo di quell'istante
sconfinato è il disorientamento generale dato da un'infinità
di particolari disposti in un disordine soltanto apparente.
In realtà, tra quei mucchi, quelle file di libri, quelle
montagne di oggetti d'ogni forma e colore, agile tra i cavalletti,
Ennio trova tutto; qui ha trovato perfino la più rara
delle Muse, magari là in fondo tra quelle carte o sotto
il piccolo tavolo rotondo (chissà dove l'ha incontrata
per la prima volta): l'Ispirazione decisiva per dipingere
i suoi capolavori, ormai sparsi nel mondo. Chissà come,
la mantiene ancora viva e vivace per produrre, con immutata
intensità artistica, quadri di indubbia pregevole fattura.
Ecco la ragione del perché in uno studio così
grande la maggioranza delle tele è ancora desolatamente
bianca: Ennio usa i colori acrilici perché asciugano
in fretta, anche se non abbastanza per i "mercanti d'arte"
che saccheggiano ripetutamente l'atelier per accontentaregli
innumerevoli collezionisti e le gallerie d'arte che lo propongono
tra i Grandi Maestri delnostro tempo. Ho fatto poche domande
a Ennio ma ho ricevuto lunghe ed esaurienti risposte. Lui
è anche un letterato, un filosofo della vita e dell'arte,
un poeta. Il suo linguaggio è forbito e profondo ed
ascoltarlo è un arricchimento prezioso.
Caro
Ennio, in una società che risponde a regole di marketing
e di "prodotto", come deve muoversi oggi un giovane
pittore di talento per farsi conoscere, diventare famoso e
vivere di pittura?
"Sono molto pessimista, per il periodo che stiamo attraversando.
Benjamin diceva già molto tempo fa quello che poi sarebbe
successo: 'l'arte perde il valore intrinseco ed acquisisce
il solo valore espositivo'. Questo significa che il prodotto
perde relativamente importanza e conta sempre più la
modalità attraverso la quale si rende visibile; e questo
purtroppo non vale solo per l'arte ma anche per gli uomini
stessi! Ciò è derivato dal fatto che per l'aumento
altissimo della velocità degli scambi, un'affermazione
complessa non dura più ma è seguita
fisiologicamente dalla sua relativizzazione. Ora tieni conto
che qualsiasi valore complesso del passato si reggeva proprio
sulla capacità di durare nel tempo. Ma oggi, nel momento
stesso in cui una cosa viene relativizzata, perde autorità,
quindi si sfalda nel contempo anche il parametro condiviso
collettivamente dal quale traeva significato ogni esperienza
del fenomeno. Quindi oggi ogni fenomeno si afferma per propria
autoconsistenza, per cui o il prodotto è di per sé
straordinario o la sponsorizzazione che lo sostiene è
tanto forte da imporlo".
Noi quindi, che ci piaccia o no,dovremo sempre più
accettare l'arte che ci viene imposta, come quella delle più
strane installazioni nelle gallerie di Arte Moderna o quella
degli uomini nudi che ballano vicino alle mucche squartate
della Biennale di Venezia
Ma il pittore che "sfida"
la tela bianca e dipinge con il vecchio pennello come può
confrontarsi con quel genere di spettacolo che viene traghettato
come arte contemporanea?
"La pittura figurativa è di fatto datata, nel
senso che si rifà ad un concetto che non esiste più.
Per esempio la differenza che passa fra un banale pittore
figurativo ed un banale installatore sta nel fatto che almeno
quest'ultimo marcia con i tempi. La fotografia ha ucciso la
figurazione ma non la pittura, che ci consente di muoverci
sincronicamente con il formarsi del pensiero.In poche parole
digitare la plastilina, o lavorare sui geroglifici della pittura
sono le uniche possibilità di produrre e di 'visualizzare'
pensieri nuovi. Invece la spettacolarizzazione che citavi
è l'esteticizzazione del già pensato che non
ha la capacità di generare un nuovo pensiero ma solo
di rendere il vecchio attraente. L'esasperazione che a volte
vi traspare si spiega con la necessità che si avverte
oggi di rientrare in rapporto con la società, dopo
l'esperienza dell'avan-guardia storica, in cui invece l'artista
rompe dal 'grande genitore' con il quale
non si identifica più e comincia ad esplorare sentieri
diversi. Allora l'artista si rivolgeva ad un pubblico elitario,
ora invece verso un pubblico più ampio, che può
esse-re irretito e coinvolto grazie alla eclatante spettacolarizzazione
del fenomeno. Molti vanno di fatto alla Biennale come se andassero
al Luna Park".
Torniamo
alla tela bianca
"Significa entrare in rapporto simbiotico con il pensiero
mentre questo si forma e fare nel contempo una traslazione
del pensiero stesso che si crea nei geroglifici della pittura.
Il pensiero non nasce altrove ma nell'attimo stessodel gesto
della mano".
Mi viene in mente una frase di Bach, un noto scrittore che
diceva: "per volare alla velocità del pensiero
verso qualsivoglia luogo devi innanzi tutto persuaderti che
sei già arrivato". Questa è senza dubbio
la base dell'immaginazione, della creatività e dell'emozione.
Dimmi Ennio, la tua scelta di fondo qual è?
"Posso utilizzare lo spazio della mia vita per lavorare
intensamente alla prospettiva della rivalutazione della funzione
dell'arte nella società, oppure accontentarmi di tra-sformare
l'arte in un prodotto suggestivo.
Se mi accontento di questo, allora contano tutte le leggi
moderne delle conoscenze,delle opportunità, dei media,
della pubblicità eccetera. Personalmente sono per la
prima prospettiva".
Esiste una nuova figurazione?
"Allo stato attuale no, non credo. Ci sono state delle
punte altissime, penso a Francis Bacon o allo scultore Giacometti,
che sono secondo me il livello più alto di una rappresentazione
in continuità con la forma del soggetto storico. Per
quanto mi riguarda, penso sia necessario partire dalla consapevolezza
di una nuova e diversa soggettività che nasce dalla
condizione di "spaesamento" per assenza di orientamenti:
questo è il presupposto che guida la mia ultima ricerca
nella pittura. Tutto ciò che si collega ad un principio
logico formale è ormai egemonizzato dai processi pragmatici.La
mia parte razionale è già ampiamente rappresentata
e impegnata nei dinamismi della società pragmatica.
Ma nella
dimensione complessa della mia personalità occorre
che io modifichi questa forma diinvestimento psichico per
dare vita a sinergie più ampie, partendo quindi da
una condizione base di spaesamento, utilizzandotutta la mia
sensibilità. Si tratta di un salto nuovo nella figurazione,
che tiene conto dell'aumento altissimo della relatività
e degli stimoli derivati da un'interazione di un'infinità
di altri stimoli. Non esiste più un corpo delle cose
ed il soggetto storico non può più corrispondervi.
Quindi la pittura è tesa all'approdo di una forma che
cerca forma".
Parlami
dei tuoi clienti, di chi colleziona le tue opere e di come
entri in contatto con le loro emozioni
"Purtroppo il rapporto con chi acquista i miei quadri
è "filtrato" dai mercanti d'arte che non
facilitano di certo quest'incontro, mantenendo il segreto
sui collezionisti a protezione delle loro vendite. Le uniche
opportunità di contatto posso averle in occasione delle
mostre, ma quello che tu dici a proposito delle emozioni mi
fa pensare che un grosso passo avanti si farà nella
misura in cui si verrà a stabilire un rapporto fra
artista e collezionista, perché solo in quel momento
il collezionista capirà che sta comprando un pezzo
di vita dell'autore".
Un Maestro del tuo calibro riesce ancora ad emozionarsi di
fronte ad un quadro ben fatto, non necessariamente eseguito
da un artista conclamato?
"Assolutamente sì. L'arte non comunica contenuti
o messaggi ma rende partecipe l'altro, in modo subliminale,
della posizionatura della mente dell'artista in quelomento.
Per questo certi quadri possono
diventare estremamente fastidiosi o attraenti e non si sa
perché".
Perché
di certi famosi artisti si preferisce un periodo di produzione
nella loro vita, piuttosto che un altro? Perché un
pittore (a volte) invecchiando non migliora?
"La mia idea è che l'artista autentico attra verso
il suo lavoro scongiura il rischio di una patologia, nel senso
che quella produzione è mossa da una vera necessità
che preme
sulle pareti della coscienza. Questa è allora sollecitata
a cercare nuove attestazioni di sé e da ciò
si produce sia l'inizio del lavoro dell'artista sia la spinta
alla ricerca. Quando questa spinta viene meno, da quel momento
si superficializza ed inizia una vera involuzione. Il pittore
comincia così a ripetersi, ad assecondare le richieste
del mercato ed in poche parole, smette di cercare".
Non
si può raggiungere un compromesso?
"Un Artista tradirà sempre la specifica richiesta
del mercante. Quando si parla dell'arte vera, nella sua autenticità,
si parla sempre del mito del Don Giovanni, il quale veniva
accolto dall'ospite, però poi lo tradiva andando a
letto con la moglie! L'artista non può che essere un
traditore".
Parliamo del futuro della pittura, dopo la foto, il cinema
e le altre modernità
"La pittura vive la stessa situazione della mente umana
rispetto ai computer: ci sarà un momento in cui dovrà
in qualche modo ricostituire le ragioni della propria inalienabilità
e quello sarà il momento in cui l'attività creativa
(e anche quella piccola sua ancella che è la pittura)
riavrà futuro".
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