Intervista con Agostino Bonalumi

bbiamo incontrato Agostino Bonalumi, a Maggio protagonista della mostra ‘’Carta Canta’’ che avrà luogo alla Galleria il Bulino di Roma....


Introflessione ed estroflessione della tela, dei materiali, delle modalità artistiche. Le sue opere prendono vita grazie a questo continuo plasmare, non solo la materia: negli anni, l’obiettivo da raggiungere si è mantenuto costante oppure, anch’esso, ha subito una modellazione?


Introflessione ed estroflessione sono termini inevitabili nella descrizione della mia opera, ai quali si darebbe esattezza di significato, anche legittimando quel “prendono vita” nella domanda, se stanno a indicare l’azione di forze contrarie agenti sulla superficie, portandola a tensione; ciò che escluderebbe, come impropri, i termini “plasmare” e “modellare”.
Qualsiasi opera plasmata dalla creta o modellata dal marmo può essere strutturata in modo da presentare sporgenze e rientranze, ma nel caso l’apparenza (la qualità, la natura della forma, dunque l’immagine) non offrirà mai alla percezione un valore di tensione; il rientrare della superficie non suggerisce all’intuizione uno spazio interno all’opera; è percorso piuttosto che movimento che dà complessità all’apparenza: l’occhio percorre il guscio o superficie o forma.
Non è raro sentirmi chiedere se la superficie di una mia opera resisterà nel tempo alla tensione. Ebbene, operando con un materiale rigido, un tale interrogativo non si presenterebbe nemmeno se avessimo, come talvolta capita di vedere, a “figurare” tensione ricorrendo a espedienti di mestiere.
Per questo i miei materiali sono tela, ciré, tessuto elastico gommato: tutti materiali che possono essere portati a tensione, e tuttavia diversi per una diversità di incidenza nel sopportare la tensione nell’apparenza.
Capita che anch’io ricorra a materiali (cemento, vetroresina, legno, vetro, metalli) che irrigidisono la forma, ma allora non sono più estroflessioni-introflessioni, pur restando nella proprietà della medesima intenzione di ricerca. Sarà invero forzare i limiti, recuperando per l’appunto alla ricerca, minacciata dalla chiusura nella autoreferenzialità - ovvero sviluppo a una dimensione, e cioè verticalità -, una dimensione di orizzontalità.

Altra peculiarità, desumibile dalle sue opere, è la forte e prepotente esigenza di libertà, specie legata agli spazi. Impossibile dunque non citare il suo rapporto con la carta: pregi e difetti di questo supporto?

Libertà, ovvero un concetto di stile che è problematicità, ovvero coerenza che volendo essere complessità conosce il punto di contraddizione, come mi è parso di dire implicitamente rispondendo alla domanda precedente. Sempre, anche se nelle opere su carta o di carta ciò risulta più facilmente rilevabile.

A proposito di pregi e difetti, il mercato dell’Arte offre mille spunti. Anche se spesso gli Artisti cercano di sfuggire alla logica del mercato non significa che non abbiano una opinione di massima relativamente. Ci può illustrare la sua? Si denuncia spesso la mancanza di genuinità, specie tra gli Artisti emergenti: è tangibile questa condizione oppure, la mancanza è rilevabile maggiormente tra coloro che osservano con preclusioni piuttosto che tra coloro che creano con libertà?

Non esalterei né condannerei Il mercato, contribuisce alla selezione, giochi o non giochi… convenienze di momento non mancano di intervenire, e chi sbaglia pagherà.
Vedo un gran pastrocchiare, un pitturare alla brutta. Matericismo pittorico anche quando non è pittura: recessione ad una facile espressività marcatamente romantica, più spontaneità che volontà.
Poi passeremo ad altro, intanto neanche tanto sotto traccia l’arte rimane intelligenza di ricerca, altrove.

Il rapporto Artista/Gallerista è spesso caratterizzato da amicizie genuine; molti Galleristi durante le interviste hanno fornito conferma. Dal suo punto di vista, quando è possibile entrare in sintonia con le Gallerie d’Arte e cosa consiglierebbe agli Artisti che tentano, spesso senza riuscirci, di entrare in quest’ottica?

Confermo. In certe cose l’amicizia è reciprocità di stima, incontro di intelligenze. Quanto a consigliare non saprei, e nemmeno ho di che sentirmi nella parte. Direi che un artista, giovane o no che sia, non dovrebbe mai cessare di interrogarsi con sincerità, quasi con cattiveria circa la verità delle sue scelte.


Nonostante non vi sia un sito personale, le sue Opere si reperiscono con facilità in internet, grazie alle segnalazioni delle Gallerie d’arte. Quale opinione ha della rete e in particolar modo, quale utilizzo preferisce farne?


Frequento la rete con atteggiamento piuttosto distaccato. Quanto a farmi un sito personale non ci penso nemmeno.
Per una galleria è diverso, il sito può essere inteso come uno strumento di lavoro, una sezione della galleria stessa.


Il 6 Maggio inaugurerà presso la Galleria Il Bulino, a Roma, la mostra “Carta Canta”- quale obiettivo si è prefissato nella realizzazione di questa esposizione e cosa si augura di trasmettere a coloro che si recheranno in Galleria?

Nessun obiettivo particolare, sono tracce, episodi del mio ricercare: carta canta appunto.
Dal pubblico mi auguro lo stesso atteggiamento di sincerità anche cattiva dell’autore.

Concludendo, ci può tracciare il profilo (anche ironico/fantastico) di coloro che amano recarsi alle sue mostre e che desiderano o riescono anche in pratica, a collezionare le sue Opere?

Ai ritratti preferisco gli autoritratti, con sincerità anche cattiva.


Agostino Bonalumi nasce il 10 luglio 1935 a Vimercate (Milano). Compie studi di disegno tecnico e meccanico. Autodidatta, nel 1948, a tredici anni, espone con una sala personale fuori concorso al Premio Nazionale Città di Vimercate. Nel 1958 si forma il gruppo Bonalumi-Castellani-Manzoni con una mostra alla Galleria Pater di Milano alla quale seguiranno altre mostre a Roma, Milano, Losanna. Nel 1961 alla Galleria Kasper è tra i fondatori del gruppo ³Nuova Scuola Europea². Arturo Schwarz acquista sue opere e nel 1965 presenta una mostra personale di Bonalumi nella sua galleria di Milano, con una presentazione in catalogo di Gillo Dorfles. Nel 1966 inizia un lungo periodo di collaborazione con la Galleria del Naviglio di Milano che lo rappresenterà in esclusiva (pubblicando nel 1973 per le Edizioni del Naviglio un¹ampia monografia a cura di Gillo Dorfles) ed è invitato alla Biennale di Venezia, segue un periodo di viaggi di studio e di lavoro nei paesi dell¹Africa mediterranea e negli Stati Uniti. Nel 1970 (sala personale) e nel 1986 è presente alla Biennale di Venezia. Ha realizzato opere di pittura-ambiente quali, nel 1967, ³Blu Abitabile², per la mostra ³Lo Spazio dell¹Immagine² a Foligno, sempre nel 1967 ³Ambiente Bianco², per una mostra personale alla Galleria Bonino di New York, nel 1968 ³Grande Nero², per una mostra personale al Museum am Ostawall di Dortmund, nel 1979, nell¹ambito della mostra ³Pittura Ambiente² curata da Francesca Alinovi e Renato Barilli a Palazzo Reale di Milano, ³Pittura Ambiente dal giallo al bianco e dal bianco al giallo², dove l¹ambiente, considerato attività dell¹uomo, è analizzato come attività primaria e cioè psicologica. Nel 1980 a cura della Regione Lombardia è allestita, nelle sale del Palazzo Te di Mantova, un¹antologica accompagnata da un catalogo della Editrice Electa, con testi di Flavio Caroli e Gillo Dorfles, e Schede di Guido Armellini. Negli anni 1989, Œ,,91, ¹95 la Galleria Blu di Milano allestisce sue personali accompagnate dalla pubblicazione di un'ampia monografia. Nel 1995 nella stessa Galleria Blu sono esposte le opere ³Oggetto-Pittura-Scultura² che l¹artista ha realizzato a partire dal 1966, per l'occasione è presentata una monografia edita da Scheiwiller nella collana Arte Moderna Italiana, con un testo di Vanni Scheiviller. Dal 1997 inizia un rapporto di collaborazione con la Galleria Fumagalli di Bergamo e con la Galleria Niccoli di Parma, che nel 1998 allestisce una mostra con opere dal 1957 al 1997, accompagnata da una monografia delle Edizioni Stefano Fumagalli, a cura di Alberto Fiz e Marco Meneguzzo. Si è occupato di scenografia realizzando nel 1970 per il Teatro Romano di Verona le scene e i costumi per il balletto ³Partita², musica di Goffredo Petrassi, coreografia di Susanna Egri, e nel 1972 per il Teatro dell¹Opera di Roma le scene e i costumi di ³Rot², musica di Domenico Guaccero, coreografia di Amedeo Amodio. Nel 2001 gli è stato conferito il Premio Presidente della Repubblica e in questa occasione l'Accademia Nazionale di S. Luca gli ha dedicato una mostra retrospettiva. Nel 2002 ha esposto alla fondazione Peggy Guggenheim di Venezia con l¹Opera Ambiente ³Bianco Spazio trattenuto spazio respinto².