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ombustioni,
ferite suturate e rimarginate, gessi collosi, deserti scorticati,
rugosità erose che s'apparentano inevitabilmente ad
un certo Informale degli anni '50 e '60, in particolare con
gli exempla di Burri.
Armando Fettolini è nato nel 1960, si dedica fin da
giovanissimo all'arte con opere d'impatto iperrealista e di
richiamo magrittiano. Gli anni ottanta consacrano la sua pittura
fatta di materia nera densa, bituminosa, calcificata, di bianche
"impurità" tragiche ma profondamente sensuali.
Materia non solo composta da colori ad olio ma con aggiunta
di garze, stoffe, composti plastici che si disgregano con
violenza, che danno vita sulla tele a sentimenti, affetti,
alla storia dell'uomo dove le ferite delle tavole vogliono
essere una sorta di autoflagellazione, il prezzo che il mondo
e l'umanità devono pagare per una loro redenzione.
Gli affranti reperti matrici di Bettolini non vogliono altro
che raccontarci quello che è l'uomo ad iniziare con
il richiamo alla vita chiaramente leggibile nelle forme "uterine"
che da alla materia. Parla di spirito, memoria, religione,
equilibri precari ed infine di morte nell'ultimo ciclo delle
"Torri dei Parsi", dove le torri non sono altro
che il legame che unisce l'uomo e la terra al cielo e a Dio.
E' la pittura dell' "io", una pittura interiore
che non da spazio a certezze ma che insinua solamente dubbi.
(Gallerie Italiane) Le sue opere richiamano l'arte informale
degli anni '50 e '60 e, in particolar modo Burri; quanto deve
a questa corrente e, come nel tempo si è distaccato?
La scoperta di Burri è stata una illuminazione per
il suo modo di lavorare, per l'utilizzo dei materiali, ma
mentre lui destrutturata, io faccio l'opposto, strutturo e
compongo in una continua ricerca della memoria e del quotidiano.
Nelle "Lacerazioni" del 1997 i brandelli e
gli squarci sono "ricuciti" da spago e garze. Questi
elementi vengono meno nelle ultime opere. Ha perso la speranza
che i dolori e le ferite dell'uomo vengano suturate?
No assolutamente, la mia è una ricerca all'interno
del corpo e della memoria; naturalmente la ricerca non si
limita a questo, ma è certamente il tema dominante.
Le
Sue tele trattano di "dolori" e "lacerazioni"
comuni a tutta l'umanità. Poi una svolta in "torre
dei Parsi" dove concentra la sua attenzione sulle fratture
di un popolo specifico. Cosa l' ha portata a questa scelta?
Nella mia ricerca individuale ho scoperto come nei corsi e
ricorsi della storia c'è stata una civiltà che
ha "lavorato" su questo pensiero, ed è quindi
stata una bella e piacevole sensazione poter raccontare la
purezza, il distacco dalla terra.
Ho potuto, così, anche riprendere la tematica del silenzio
che ho espresso nei lavori del '96 e '97.
Quale percorso l' ha portato a trattare il corpo umano
(in "Trilogia del Corpo") fino al più recente
"Memorie"?
E' stato il percorso della vita, dell'uomo; fino a 38 anni
ignoravo di poter avere una famiglia, di poter diventare padre,
la scoperta di questa enorme emozione mi ha portato per un
intero anno a lavorare sul tema della trilogia del corpo,
padre madre e figlio.
La Sua ricerca artistica oggi verso quali temi e argomenti
la sta portando?
Sul quotidiano sui temi e sulle emozioni che ci circondano,
l'amore, la guerra, la musica.
Sto lavorando su altri temi che m'impegneranno sicuramente
per i prossimi due anni, sto realizzando alcuni lavori sulla
tematica delle immersioni ed emersioni, legata al dualismo
di come appunto l'uomo può creare cose così
belle e geniali e cose cosi brutte ed autodistruttive. In
questi lavori non c'è la presenza della corda perché
mi esprimo nella contemporaneità e non c'è,
quindi, una ferita da ricucire. Altro tema ombre come orme,
è sempre una ricerca sul contemporaneo, sulla terra,
vista dall'esterno.
Quali sono i progetti artistici su cui sta lavorando?
In programma c'è a Gennaio una Via crucis, esposizione
di diciotto pannelli di cm. 250x180 in cui ho riassunto cinque
anni delle mie emozioni, piaceri e dolori.
Altre personali sono in programma per il 2002 a Cortona, nel
Lussemburgo ed in svizzera.
Elemento di novità dopo venticinque anni di pittura
avremo il coraggio di intraprendere un ciclo di lavori sulla
scultura ed istallazioni.
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